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Le (digital) PR del vino

Prendo spunto da un articolo di Roberta Milano, docente e consulente – web, marketing e turismo, inerente la comunicazione (on-line) per il settore turismo.
Roberta, in questo articolo, ospita un intervento di Rocco Rossitto che affronta un tema importante e complesso del dibattito recente sulla comunicazione turistica online.
L’incipit è:

La mia perplessità verso iniziative che coinvolgono travel blogger (o semplicemente blogger) non è dogmatica ma riguarda principalmente due aspetti:

  • la bassa qualità della comunicazione che spesso, non sempre, ne scaturisce (ne parla anche Rocco);
  • l’effetto moda che di frequente è alla base delle motivazioni di molte committenze secondo un sillogismo “chiamo i blogger e quindi sono innovativo”, sillogismo che non condivido.

Concordando a pieno con le due principali motivazioni che fanno nascere delle perplessità in merito ad alcune attività che coinvolgono i blogger, il mio primo pensiero dopo la lettura è stato: sostituisci travel con wine e il concetto non cambia.

Sulla bassa qualità della comunicazione potremmo aprire molti dibattiti. Per ‘bassa comunicazione’, io intendo una comunicazione non coerente, che non riesce a trasmettere i giusti messaggi.
E, per inciso, essere influencers, è molto ma molto di più che avere molti lettori-followers-likers; per essere influencers, non bastano i numeri, servono autorevolezza e competenza.

L’effetto moda, poi, è lampante: di blog tour, invio/richiesta campionature, invio/richiesta di articolo a pagamento, comparsate, ne vediamo tutti i giorni. E il problema non è questo; il problema è proprio il pensare che le relazioni, le digital PR, la comunicazione si riducano a questo.

Non sono contraria al coinvolgimento di blogger, tutt’altro; sono solo convinta che debba far parte di una strategia, ovvero di un lavoro che sia di ben più ampio respiro che un’azione spot.

“I blog tour sono diventati degli spot, dove tutto è molto “bello”, “bellissimo”, “meraviglioso”. Dove c’è poca narrazione e ci sono tante foto/cartolina, tanti blogger in posa e tanti bicchieri di vino al tramonto.”

E’ vero.

Molti Social Network sono pieni di immagini bellissime, corredate di millemila hashtag, magari inserite in qualche articolo cronistoria…ma poi si fermano lì.
Sono molte le campagne promosse da aziende che, nello specifico,  durano due o tre mesi: un gruppo di blogger, un prodotto (vino, pasta, territorio, altro), un hashtag, immagini come se piovesse… E poi? E poi poco o niente. Se l’azienda è davvero innovativa, seguiranno altre, molte attività di cui parlare; diversamente l’hashtag andrà in disuso e la breve storia raccontata andrà nel dimenticatoio.

Io credo che il blogger, esattamente come il consumatore qualunque, debba necessariamente diventare il brand ambassador di un prodotto, di un territorio, di un’azienda; altrimenti rimane il protagonista di uno spot pubblicitario. Per fare questo devo essere coinvolto ogni giorno, tutto l’anno, condividendo obiettivi e soddisfazioni, il che sottintende una progettualità: noi azienda, noi blogger, noi influencers, cosa desideriamo raccontare? a chi? per quale motivo?

Prodotti come cibo e vino, così intrinsecamente legati al territorio, alla cultura, alla tradizione, forniscono molti spunti per continuare a raccontare.
Come si può assaggiare uno sforzato e non pensare alla Valtellina, alle montagne, all’offerta turistica e all’offerta gastronomica? E’ impossibile; sarebbe come funzionare a compartimenti stagni.

Ecco perché la comunicazione del vino, quella del travel, quella culturale, si fondono, dando continui stimoli e spunti che potrebbero alimentare attività per lunghi periodi.

Ma le aziende oggi, son diventate miopi, dicono a causa della crisi; così, anziché investire in un buon piano di comunicazione/promozione a lungo termine, preferiscono spendere in azioni spot, che diano, momentaneamente, quell’allure di vitalità ed innovazione.

[Foto credit]

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