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Il mio Vinexpo in 6 parole

Asia, soprattutto Cina che che ritrovi ovunque, dentro e fuori dagli stands.
Oltre a francese ed inglese, molti stand erano sottotitolati in caratteri cinesi e presidiati da personale qualificato e fluentemente parlante.
Almeno una decina gli stand targati China che proponevano non solo liquori ma anche vino made in China.WineChina

Francia, la bella padrona di casa; a Bordeaux vieni soprattutto per i vini francesi, è innegabile. Trovi tutte le produzioni e le Regioni, molto spesso presenti in collettive che aiutano a farsi una bella panoramica. Se hai il fisico, in un bel tot di assaggi riesci a farti un’idea della produzione della Côtes du Rhône o dei vins de Provence.IMG_3399

Wine Experience, la vera essenza del mondo del vino. Quì, come in molte fiere business, l’esperienza è ridotta agli assaggi; solo la collettiva argentina proponeva un percorso sensoriale con musiche, profumi, immagini e storytelling.Argentina

(Expression) Bio, ovvero tantissime produzioni bio- mischiate (e non solo relegate/salvaguardate in un salone a parte) alle produzioni convenzionali. Oltre alla hall dedicata al Bio d’Aquitaine, facilissimo imbattersi in vini bio- all’interno del Salone, domandandosi (e domandando) se la querelle, all’estero, sia calda come in Italia.IMG_3498

Bag in box, quella roba che viene spesso guardata con aria disgustata dagli appassionati e che qui, a Bordeaux, veniva mostrata senza vergogna. Eppure le tipologie di vino che hanno fatto registrare le migliori performance nell’export (nel 2012) sono quelle dello sfuso e del vino in bag-in-box (+21,1% in valore e +6,9% in volume).Bag

Organizzazione, quella che l’ente Fiera dimostra ad ogni edizione con una logistica ineccepibile: poco traffico, facilità di parcheggio (gratuito), pochi minuti di coda per avere il pass, linee telefoniche funzionanti, il wifi free.

E mi son divertita a fotografare etichette, perché, checchè se ne dica, quando un vino è lì, solo sullo scaffale, è l’etichetta che invoglia a comprare…

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