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Sfoltiamo le denominazioni dei vini?

Potare

In Italia ci sono 521 denominazioni: 330 Doc, 73 Docg e 118 Igt, rappresentano il 70% della produzione nazionale.
Il primato va al Piemonte che ha 58 denominazioni, segue la Toscana con 56 e il Veneto con 50.
124.970 le aziende che producono vini Doc e Docg su 3.209 km quadrati di vigneti.

Cinquant’anni fa il Dpr n.930 (del 12 luglio 1963) segnò una svolta per la viticoltura italiana: la nascita delle denominazioni di origine dei vini. Un decreto emanato per tutelare i consumatori, andando a definire le caratteristiche e le modalità di produzione dei più importanti vini italiani. Il Decreto (divenuto legge 164/1992) ha titolo “Norme per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini” e sancisce che i vini prodotti nella propria zona tipica di origine con le uve caratteristiche di quella zona possono essere contrassegnati con le sigle DOC e DOCG, e tutto il resto.
Una vera e propria rivoluzione enologica.

La prima Doc nel 1966 fu la vernaccia di San Gimignano, tra quelle più recenti c’ é la Doc Sicilia che e’ anche la più grande almeno per il numero di ettari (40.000). In termini di volumi è sempre il prosecco con 200 milioni di bottiglie che capeggia il panorama delle Doc. la Doc più piccola è il Loazzolo, un moscato vendemmia tardiva che viene prodotto in piccola quantità nella Langa astigiana. Nel 2011 la produzione ha raggiunto appena le 3.000 bottiglie.

La denominazione può essere considerata come una garanzia di qualità e trasparenza verso il consumatore, in primis.
Uno strumento di marketing, comunicazione e commercializzazione per il produttore, in secundis.

Rappresentano un territorio nel suo complesso, lo valorizzano e mostrano al mercato la tipicità e peculiarità del prodotto stesso che non possono riscontrarsi in altri vini. Un metodo per valorizzare, tutelare dalle contraffazioni e per non disperdere un patrimonio culturale nazionale di inestimabile valore.
Il sistema delle denominazioni potrebbe essere un’arma vincente nei mercati del presente e del futuro.

Forse, però, son troppe le denominazioni e la quantità (con tutte le differenze che si porta dietro) rischia di creare confusioni e disperdere le energie.

A volte ci sono molti vini di diverso tipo sotto un unico nome, a volte vini praticamente uguali fanno riferimento a DOC differenti che si sovrappongono sullo stesso territorio. Un esempio qualunque esistono ben 11 DOC di Dolcetto :-(.

Che sia il caso di dare una sfoltita?!

 

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