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Le parole del vino

…si parlava del gergo del vino e della possibilità/necessità di svecchiarlo. Un buon vino rimane un buon vino anche quando non si riesce a dire perché è buono. Su questo non ci piove. Tuttavia le parole per provare a dirlo hanno la loro importanza.
Caduti da anni nel dimenticatoio termini soldat/veronelliani comunque evocativi quali abboccato, sulla vena, amabile, pastoso, sopravvivono impolverati e largamente ripensabili molti aggettivi. […]
Le parole antiche per dirlo hanno la loro dignità e nessuno si sogna di buttarle a mare. Le parole vecchie per dirlo vanno (forse provvisoriamente) buttate a mare. Le parole nuove per dirlo vanno cercate e trovate.
[Le parole per dirlo (2) | Fabio Rizzari]

Mi occupo di comunicazione in questo settore da un po’ di tempo, quel tanto che basta per capire che in questo mondo tante cose sono profondamente cambiate e poche altre sono rimaste identiche: è cambiato il modo di produrre, è cambiato il modo di vendere; sono cambiati i modi e gli strumenti per comunicare; non sono cambiate però le emozioni che ritroviamo dentro un bicchiere.

Comunicare, etimologicamente, deriva dalla parola “latina communis” che significa mettere in comune (condividere). E’ l’atto attraverso il quale si porta qualcosa a conoscenza degli altri (comunicazione di idee, sensazioni, notizie, emozioni).

Le parole sono tra gli strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare e credo, come Rizzari, che sia quanto mai necessario trovare (nuove) parole per comunicare meglio il vino; neologismi o ripescaggi, poco importa: importante è che riescano a raccontare, nel miglior modo possibile, quello di cui stiamo parlando.

Una prima considerazione generale è che la lingua italiana è ogni giorno più povera; il nostro vocabolario quotidiano si sta riducendo all’uso di poche centinaia (decine forse) di vocaboli, nonostante la ricchezza di sinonimi e contrari; grammatica, sintassi, uso appropriato di un termine, consecutio temporum, sono diventati optional.
A questa aggiungo che, di molte cose, non abbiamo memoria, quindi non possiamo attingere alla nostra scatola dei ricordi olfattivi-gustativi-emozionali: il profumo della rosa canina, della pietra focaia o dell’acacia, non sono esattamente a portata di naso nel quotidiano e dubito fortemente che possano essere ripescati, un domani, da un bimbo di oggi.

Possedere e padroneggiare un lessico condiviso, però, è la premessa indispensabile per chiunque voglia confrontarsi con gli altri e comunicare in modo efficace le proprie valutazioni e le proprie esperienze, in qualunque ambito.

Fino a che i pubblici della comunicazione del vino sono rimasti nettamente separati (o addetti ai lavori o semplici consumatori) anche i linguaggi hanno potuto rimanere differenti; la distinzione tra comunicazione dedicata al consumatore e comunicazione dedicata all’operatore, era netta.
Ora non più.

La comunicazione ha subito una grandissima rivoluzione in questi ultimi anni grazie al continuo scambio di informazioni che la Rete permette e alle mutate esigenze che i vari pubblici/consumatori hanno: non esiste più la distinzione netta tra chi trasmette un messaggio e chi lo riceve, come non esiste più una divisione netta tra i pubblici: quel che scrivo/dico potrebbe essere letto/ascoltato da un addetto ai lavori come da un semplice appassionato.

Questo cambiamento è ancora più evidente in alcuni settori, come il mondo del vino.

La maggioranza dei consumatori oggi ha il bisogno di confrontarsi e raccogliere informazioni ad un livello di maggior semplicità.
Secondo alcune ricerche dedicate al vino in Rete, questo ruolo informativo/formativo, ad oggi, è ricoperto dagli utenti stessi mentre alle cantine e ai produttori è lasciato l’onore e l’onere di comunicare agli esperti del mercato.

Credo che tutti, soprattutto gli operatori presenti in Rete, siano essi produttori, grandi o piccoli, giornalisti, intermediari, dovrebbero avere un ruolo informativo/formativo utilizzando messaggi semplici (non semplicistici né banali) e chiari; sforzandosi di cercare insieme nuovi linguaggi per comunicare e, magari, un nuovo lessico condiviso.

 

 

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