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Qualche domanda a...Francesco De Franco

Intervista a Francesco Maria De Franco, proprietario e tutto fare (così si è definito) di ‘A VITA (Cirò Marina | KR); l’azienda, fondata nel 2008, produce circa 15.000 bottiglie distribuite su 4 etichette.

Francesco Maria De Franco in 140 caratteri: Quando penso sono razionale quando faccio sono istintivo: un conflitto continuo. Se Francesco non avesse fatto il produttore di vino avrebbe continuato a fare l’architetto.

‘A VITA in 140 caratteri: un laboratorio culturale.

Vino è…

identità culturale.

Tre consulenti/professionisti a cui non rinunceresti mai?

Commercialista, gli altri vignaioli.

Se dico ‘vino-nicchia’ e ‘vino-industria’, cosa intendi tu? Qual’è la differenza?

Non amo la definizione “Vino nicchia” la trovo ambigua. Non è correlata in modo chiaro ne alla qualità ne alla quantità. Vino industriale è invece un concetto ben definito, corrisponde ad un prodotto standardizzato ma che non significa necessariamente di bassa qualità.

Secondo te il settore vino a che punto si trova con la comunicazione?

Non sono da molto nel mondo del vino ma ho l’impressione che in Italia si sia appena iniziato a comunicare.

Cosa manca secondo te alla comunicazione del mondo del vino?

La consapevolezza che il vino sia un prodotto culturale prima che un prodotto alimentare.

Per la comunicazione della tua azienda ti affidi ad un consulente?

No.

Comunicare il vino per te significa?

Far conoscere, senza retorica, storia e cultura vitivinicola di un territorio.

Quali cose ti piacerebbe fossero maggiormente messe in risalto nella comunicazione della tua azienda?

Il legame con la mia terra.

Come ti immagini la tua azienda fra cinque anni?

Siamo sul mercato solo da due anni, c’è sicuramente tanto lavoro da fare. Immagino una realtà più strutturata senza perdere la passione e l’entusiasmo di oggi.

Come ti immagini il mondo del vino tra cinque anni?

Mi sembra che prevalga sempre più la velocità: in breve tempo cambiano mode e gusti al pari di altri prodotti industriali. Questo processo allontana sempre più l’enologia dalla viticoltura che è obbligata invece a rispettare i tempi lenti della natura. Penso che aumenterà la distanza tra vini omologati, massificati e vini di terroir.

Oltre le tue quali sono le bottiglie che non mancano mai nella tua cantina?

Quelle degli amici produttori.

Qual è il vino di punta della tua azienda?

Io lavoro con il Gaglioppo declinato in diverse espressioni, più che un vino di punta ogni etichetta racconta e rafforza le altre perché si riesce a trovare un filo conduttore chiaro tra le etichette.

Quale la maggiore difficoltà riscontrata nel venderlo?

I pregiudizi verso il vino calabrese.

Qual è la maggiore difficoltà nel comunicarlo?

Il dover partire da zero per la mancanza da parte di enti e consorzio di una efficace azione di comunicazione e valorizzazione del territorio cirotano.

Tre aggettivi che descrivono il tuo consumatore ideale.

Curioso, appassionato, sensibile.

Tre aggettivi per descrivere il consumatore abituale dei tuoi prodotti.

Non saprei, forse quelli della risposta precedente.

Ogni tuo cliente quante bottiglie acquista, in media, in un anno?

Non so.

Quali strumenti usi per la comunicazione della tua azienda e dei tuoi vini?

Fiere ed eventi a cui partecipo sempre personalmente e social media.

Hai un ufficio stampa? Personale interno o agenzia esterna?

No.

Quali strumenti “social”?

Facebook, twitter, blog, pochissimo YouTube.

Del Web, in generale, cosa ti piace e cosa no?

Devo molto al web, mi ha fatto conoscere velocemente ad una platea vasta di appassionati al vino. Mi piace l’infinita possibilità di conoscenza, il confronto e lo scambio di esperienze. Il rovescio della medaglia è che esiste anche una quantità di informazione poco attendibile e superficiale. Utilizzare il web implica un approccio critico e consapevole.

Il web è ormai parte della nostra vita sociale. Come pensi che questo sistema di relazioni possa aiutare il settore del vino?

Un utilizzo virtuoso della rete che favorisca l’interazione orizzontale tra produttori, consumatori, commercianti e critica porta sicuramente ad una maggiore diffusione della cultura del vino e ad una maggiore trasparenza, in definitiva ad un consumo consapevole e di qualità. Se invece la rete è utilizzata come un semplice mezzo pubblicitario potrà influire sulle vendite ma non vedo altri risvolti positivi.

Il web ed i suoi strumenti possono essere utili per un prodotto di nicchia?

Il web aiuta sicuramente i prodotti di qualità perché può innescare velocemente il passaparola.

Cosa ti hanno dato e cosa ti hanno tolto i social media?

Mi hanno dato la possibilità di far conoscere in poco tempo il mio lavoro, chiaramente impegna del tempo ma non lo considero tempo perso.

La presenza dell’azienda sui Social Media, è stata progettata da un consulente/agenzia o da voi, in totale autonomia?

In autonomia.

3 consigli che daresti ad un giovane che volesse intraprendere questa avventura.

Avere conoscenza e consapevolezza del territorio e delle varietà con cui si lavora, Lavorare con passione e curiosità, Avere rispetto della terra.

[Nella foto Francesco e la moglie Laura: anche se nell’intervista non è evidenziato, l’apporto di Laura è fondamentale e ‘A VITA è anche un progetto comune di vita]

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