Archives

2011, bye bye! Welcome 2012

Fine anno, tempo di bilanci ed elenco di buoni propositi.

Non mi aspetto grandi cose da questo nuovo anno, sarà anche perché a me i numeri pari proprio non piacciono; mi aspettavo tanto dal 2011 (11, uno dei miei numeri preferiti), molto di più di quello che ho ottenuto: mea culpa? Può essere: faccio auto-critica e un passo oltre: il venti-undici è andato e ora ci tocca fare i conti con questo venti-dodici.
Parlando di bilanci, del 2011 butterei via qualcosa, ma, nonostante tutto, terrei molto.

Butterei:

Quelli che usano la violenza, fisica e verbale, per ché sono talmente poveri dentro che non hanno altri strumenti.

Arroganza, prepotenza e ipocrisia: dentro e fuori la rete, tirano fuori il peggio di me.

Quelli che si professano qualcosa che non sono, pensando che in Rete tutto sia possibile.

La nascita continua di nuove DOC e DOCG, che coriandolizzano e creano perdita di tutela e qualità.

Le risse tra naturali e convenzionali: partendo dal presupposto che un vino deve essere fatto bene (e deve piacere) il resto è mancia.

Le risse tra vini-nicchia e vini-industria: fanno parte di uno stesso sistema che si autoalimenta: uno senza l’altro, in molti casi, non potrebbero esistere.

Chi non ha la capacità critica di discernere, che confonde un’opinione personale col giudizio assoluto. Insomma chi crede di sapere ed invece non sa.

Chiocciole, bicchierini, foglioline, forchettine: han fatto il loro tempo. Sarebbero utili se fossero espressione di un comune e condiviso sistema di giudizio, ma solo se esente da altri interessi, dichiarati e/o sottointesi.

Mister Pecorino e Miss Passerina, perché è il peggio del trash che il mondo del vino (e della comunicazione/promozione) non si meritano.

L’approssimazione e la spannometria, soprattutto nel marketing e nella comunicazione.

La comunicazione, fatta di termini inglesi tesi a coprire mancanze di professionalità e competenze.

Comunicatori, consulenti, pubblicitari che vorrebbero parlar di vino senza aver mai bevuto una goccia d’alcool o senza aver mai visto una cantina.

Klout, nato come strumento di misurazione dell’influenza: ma come si può, dico io, valutare con un algoritmo, competenza e autorevolezza di una persona?

Quelli che non sono curiosi, affamati ed assetati: hanno poco da dare e farebbero fatica a ricevere.

La mancanza di prospettive che la situazione economica (colpevoli media&Co) contribuisce ad accentuare: senza sogni, senza progetti, siamo persone (e società) vuote.

Tengo:

La Rete, tutta, spazi poco frequentati compresi, perché ovunque puoi scoprire qualcosa e conoscere persone interessanti.

La libertà che la Rete ha dato e continuerà a dare a chiunque.

Twitter, sempre, ovunque e comunque: una finestra sempre spalancata sul mondo.

Facebook (che non è la Rete), perché è la nuova TV e ha avvicinato tanti alla Rete.

I termini ‘condivisione’ ed ‘esperienza‘: le più belle parole che esistano dopo amore, lealtà, onestà. Attenzione! L’abuso provoca orticaria.

Vinitaly: checchè ne dicano tutti, è ancora una delle poche manifestazioni italiane alle quali partecipare.

Gli amici conosciuti dentro e fuori la rete: persone che mi hanno dato tanto, tantissimo e che vorrei conoscere meglio nei mesi a venire.

Il mi piace e il non mi piace: unici giudizi che contano veramente.

Chi usa le parole con cognizione di causa e che con le parole sa raccontare ed affascinare.

I capi area e i rappresentanti: fanno parte di un sistema in essere. Figure che dovranno evolvere.

Le bollicine, perché sono chic e non impegnano (cit).

I VinixLab, che mi hanno permesso di capire perché molte persone non capiscono il mio lavoro e lo stare in Rete.

Il Prosecco: qualcuno dice che è una moda; per me è un vino che, come tanti altri, può esser fatto bene o male: quando è ben fatto, da soddisfazioni.

Diversi altri vini, ma non li elenco perché ne dimenticherei (ingiustamente) sicuramente qualcuno perché sono smemorina.

Tutti, ma proprio tutti i foodblogger, perché hann fatto riavvicinare le persone alla cucina, al pane fatto in casa, al lievito madre, agli stampini a forma di ginger man, alla stagionalità delle verdure e le hann fatte allontanare dai 4 salti in padella e dal saccotto.

La comunicazione, fatta di metodo e costanza, che non lascia spazio all’improvvisazione e all’approssimazione, che non è ‘ho avuto un’idea‘ ma è ‘so come realizzarla, come ottenere il meglio possibile‘.

Tutti, ma proprio tutti i wineblogger, perché raccontano il vino come nessuno lo ha mai fatto, produttori compresi; a volte dovrebbero esprimere opinioni e non giudizi assoluti ma, hanno larghi margini di miglioramento.

Chi mi ha detto “questo progetto non mi ha soddisfatto, non ha dato i risultati che mi aspettavo”, perché mi ha permesso di conoscere i miei limiti e superarli.

Le persone con le quali ho collaborato/lavorato: ognuna, a modo suo, mi ha arricchito. E’ anche grazie a loro che lavorare è un piacere, continuo.

Le donne che sanno conciliare lavoro e famiglia, con impegno e soddisfazione: credetemi, nel 2011 non è cosa immediata.

I sorrisi e i “mamma, il tuo lavoro ti piace troppo, non ne puoi fare a meno” delle mie figlie: il più grande sostegno quando vedo tutto grigio e la frustrazione prende il posto dei sorrisi.

Lo sguardo dei bambini, che ogni giorno ci ricordano che le fiabe esistono…solo se ci credi.

Quando un uomo con la pistola incontra l’uomo con la biro, l’uomo con la pistola ha già perso.

Le fiabe non dicono ai bambini che i draghi esistono perchè loro lo sanno già: le fiabe dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.

Se ci chiudono la porta dei sogni siamo già morti.

Share on Tumblr

1 comment to 2011, bye bye! Welcome 2012