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Qualche domanda a Luca Balbiano

Intervista a Luca Balbiano, CEO “Azienda Vitivinicola Balbiano” (Andezeno | TO);  l’ azienda, fondata nel 1941, produce circa 130.000 bottiglie all’anno suddivise su 14 etichette.
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Luca in 140 caratteri: laurea in giurisprudenza e una viscerale passione per il vino che mi consente di sopravvivere a questo sfrenato mestiere.
Se non avessi fatto il produttore avrei fatto…l’avvocato probabilmente, anche se le iridescenti sfaccettature della vita del produttore di vino penso non abbiamo eguali, con tutti i pro ed i contro del caso.

“Azienda Vitivinicola Balbiano” in 140 caratteri: 70 anni di storia e 3 generazioni al servizio della qualità e della tradizione nella produzione del Freisa di Chieri e dei vini della Collina Torinese.

Vino è…

amore, passione, rispetto, incessante impegno, incessante ricerca della perfezione, incessante valorizzazione dell’imperfezione.

Tre consulenti/professionisti a cui non rinunceresti mai?

Mio padre, Giovanni detto “Nanni” (mio storico cantiniere) ed i miei clienti più fedeli.

Se dico ‘vino-nicchia’ e ‘vino-industria’, cosa intendi tu? Qual è la differenza?

La differenza fra vino-nicchia e vino-industria se è di tutta evidenza dal punto di vista quantitativo, non sempre lo è da quello qualitativo. Sicuramente cambiano le potenzialità comunicative ed il target di clientela ma, da produttore di nicchia, non faccio mistero del fatto che il range qualitativo medio del vino-industria negli ultimi anni si è notevolmente innalzato rispetto al medioevo degli anni ’80-’90. Il vino-nicchia, tuttavia, continua a potersi spesso concedere il lusso di un’integrità e di una coerenza nei confronti di sè stesso che per un vino-industria sarebbe impensabile.

Secondo te il settore vino a che punto si trova con la comunicazione?

Si trova in America, credendo di aver scoperto solamente le Galapagos. Moltissimo lavoro c’è da fare in questo senso, ma ciò che deve cambiare sopra ogni cosa è la mentalità del produttore, catapultato in un momento storico in cui fare del buon vino è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere successo.

Per la comunicazione della tua azienda ti affidi ad un consulente?

No, me ne occupo personalmente.

Cosa manca secondo te alla comunicazione del mondo del vino?

Tom Cruise, in “Vanilla sky” dice: “La risposta a 99 domande su 100? I soldi”.
La comunicazione del vino soffre a mio parere in prima linea del depennamento dalle voci di bilancio di un’azienda, oggi quasi universalmente occupata a rimanere allineata e coperta laddove possibile.
Vi sono ulteriori ragioni intrinseche all’oggetto stesso della comunicazione, ma temo siano un problema secondario in questo momento.

Comunicare il vino per te significa?

Significa portare fuori ciò che è dentro (il tuo lavoro, la tua passione, il tuo prodotto), sperando di portare dentro ciò che è fuori (appassionati, clienti, ecc).

Quali cose ti piacerebbe fossero maggiormente messe in risalto nella comunicazione della tua azienda?

Il nostro è un lavoro che non può prescindere dalla passione: il vino è una cosa viva, è un figlio che ad ogni vendemmia rinasce ed al quale devi dare uguali o maggiori attenzioni rispetto al precedente. Questo mi piacerebbe che trasparisse della mia azienda, la passione e l’impegno che mettiamo in tutti i mille piccoli dettagli.

Oltre le tue quali sono le bottiglie che non mancano mai nella tua cantina?

Quelle dei colleghi-amici che condividono il mio modo di intendere il vino.

Come ti immagini la tua azienda fra cinque anni?

Agile, scattante, capace di far fronte alle sue ed alle altrui necessità e magari un po’ più nota al di fuori dei suoi naturali confini.

Come ti immagini il mondo del vino tra cinque anni?

Più snello, con meno intermediari, 3punto0, con un rapporto più stretto fra il produttore ed il cliente finale ovunque nel mondo.

Qual è il vino di punta della tua azienda?

Il “best seller” è senz’altro il Freisa di Chieri secco vivace, grande classico delle mie terre. Dal punto di vista della ricerca sul Freisa, personalmente amo molto il Freisa di Chieri Superiore Riserva “Barbarossa”. Non posso dimenticare però il progetto che mi ha più appassionato negli ultimi anni, quel “Vigna della Regina” che ha restituito Torino all’empireo enologico che le spetta di diritto.

Quale la maggiore difficoltà riscontrata nel venderlo?

La maggiore difficoltà nel vendere un vino-nicchia come può essere considerato il Freisa risiede semplicemente nel limitato potenziale economico per farlo conoscere al di fuori dei suoi natii confini. E’ tuttavia un problema generalizzato delle piccole DOC, che si dimenano per mantenersi in vita a dispetto dell’oblio politico-economico a cui sono relegate.

Qual è la maggiore difficoltà nel comunicarlo?

Direi che coincide con quanto detto sopra.

Tre aggettivi che descrivono il tuo consumatore ideale.

Curioso, attento, fedele.

Tre aggettivi per descrivere il consumatore abituale dei tuoi prodotti.

Curioso, attento, fedele 😀

Ogni tuo cliente quante bottiglie acquista, in media, in un anno?

Fortunatamente posso dire di avere una numerosa serie di tipologie di clienti: dal privato, all’enoteca, al ristorante, alla distribuzione. Naturalmente non è possibile dare una risposta univoca alla domanda in tal caso, ma posso dire che laddove il consumo del settore ho.re.ca è sensibilmente calato negli ultimi anni, il consumo medio dei miei vini è in costante crescita.

Quali strumenti usi per la comunicazione della tua azienda e dei tuoi vini? (comunicati stampa, sito web, app, manifestazioni, cataloghi, Social Media, altro)

Per la comunicazione mi affido ad una serie molto disparata di strumenti: abbiamo un sito, un blog, svolgiamo con cadenza trimestrale delle grandi manifestazioni in cui invitiamo tutti i nostri clienti a degustare la novità del momento, i social media, e molto altro. Abbiamo una vita intensa!

Hai un ufficio stampa? Personale interno o agenzia esterna?

No. Preferisco curare direttamente la comunicazione della mia Azienda.

Quali strumenti “social”? (Facebook, blog, altri SN, altro)

Tutti praticamente! Facebook, Twitter, LinkedIn, blog, FlickR, YouTube, ecc.

Del Web, in generale, cosa ti piace e cosa no?

Del web mi piace il libero arbitrio, con i suoi pro ed i suoi contro. Ma questo è un vecchio discorso che risale al libero della Genesi, se non ricordo male… 🙂

Il web è ormai parte della nostra vita sociale. Come pensi che questo sistema di relazioni possa aiutare il settore del vino?

Il web bisogna mettersi in testa che è un MEZZO e non un FINE. Il web, come recita lo slogan di un antesignano della comunicazione mobile, è un qualcosa che deve svolgere il compito di “connecting people”. Il futuro non è il web, è recuperare la capacità di parlarsi guardandosi negli occhi. Questo il web può aiutare a farlo o può causarne la definitiva estinzione: a noi la scelta.

Il web ed i suoi strumenti possono essere utili per un prodotto di nicchia?

Non solo possono essere utili, credo siano ormai imprescindibili per chiunque guardi un po’ più in là del proprio naso.

Cosa ti hanno dato e cosa ti hanno tolto i social media?

Mi hanno dato molte cose, mi hanno tolto semplicemente un po’ di tempo.

La presenza dell’azienda sui Social Media, è stata progettata da un consulente/agenzia o da voi, in totale autonomia?

E’ stata una mia iniziativa personale.

3 consigli che daresti ad un giovane che volesse intraprendere questa avventura.

Avendo 29 anni non mi sento di dare consigli, semmai di riceverne. Se ne avete tre che vi avanzano…

[Photo credits Cromobox]

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