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Pause di riflessione

Ieri, leggendo tra i numerosi feed accumulati, mi sono imbattuta in due post che non mi sarei mai aspettata di leggere: Angelo Peretti (Internet Gourmet) e Maria Grazia Melegari (Soavemente Wine blog), si prendono una pausa di riflessione e sospendono temporaneamente (speriamo…) le pubblicazioni.
Per chi è nel mondo del vino, Maria Grazia e Angelo non hanno bisogno di presentazioni: due penne, dentro e fuori dal web, capaci, appassionate, preparate.
Altri prima di loro, si sono presi una pausa e poi sono tornati, più o meno cambiati: Jacopo Cossater, Franco Ziliani, Fabrizio Gallino, e con loro tanti altri.

Mariagrazia sospende inserendo nel suo post questa frase:

Mi prendo una pausa dalla scrittura “pubblica” ancora per un po’, quanto, non so. Non farò perdere le mie tracce. Cercando l’anima del vino si cerca anche la propria e se quest’ultima vuol trovare nuovi slanci e motivazioni, è meglio ascoltarla.

Angelo inserendo questa:

Ecco, sì, una pausa di riflessione. Per pensare, per rivedere il mio rapporto con il vino e con il suo mondo e con il mio ruolo in quel mondo.
[..] Ho bisogno di verificare se possano esservi ancora motivazioni, essendosi affievolite, se non del tutto esaurite, quelle che sin qui mi hanno guidato.

Al di là delle contingenze, gli impegni, le situazioni personali e lavorative, per quanto riguarda il blog, credo sia fisiologico arrivare al punto in cui si deve decidere se e come continuare: un blog richiede tempo, costanza, dedizione. Spesso attività gratuita, è una delle prime che che viene depennata dalla lista dei ToDo, quando si cerca di fare ordine.

Ma le frasi di Maria Grazia ed Angelo, vanno oltre; non viene messo solo in stand by l’utilizzo di uno strumento (il blog), ma viene messo in discussione molto di più.
Si parla di esaurimento di stimoli, di motivazioni, di rapporti; e di delusioni, aggiungo io.

Negli ultimi due mesi, ho volutamente ridotto anch’io le attività social, sia dentro che fuori dal web: incontri, degustazioni, pubblicazioni, partecipazioni a discussioni e altro. Tutto ridotto al minimo indispensabile, per cercare di ritrovare oggettività e lucidità, in un momento in cui qualcosa non mi quadrava e non mi quadra.

Quando è necessario dover fare i conti della propria vita, sia personale che lavorativa, armati di oggettività e lucidità, si ragiona, si riflette, si decide.
Ma nel mondo del vino è tutto un po’ più complicato, non so perché.
Nel mondo del vino l’essere e il fare si confondono e si fondono: il tuo essere persona, professionista, diventa dipendente da quel mondo in cui vivi: piano piano, tutto inizia a misurarsi in relazione ad esso. Lo vivi, lo assorbi e ti assorbe, al punto che diventa centrale, indipendentemente dal ruolo in cui lo vivi.
Forse per chi è al di fuori di questo mondo, sarà difficile da comprendere, ma il mondo del vino è così: ti prende, ti coinvolge, ti tira fuori mille emozioni.
O forse capita lo stesso altrove, ma noi vediamo solo il nostro mondicino.

Dopo aver letto le frasi di Maria Grazia ed Angelo, credo di non essere l’unica a scorgere una crepa, in questo mondo, che si allarga lentamente e silenziosamente.

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7 comments to Pause di riflessione

  • è una riflessione che condivido, con una sola variante, temo non marginale.
    la “crepa” come efficacemente la definisci riguarda non solo il mondo del vino e l’internet, ma la parabola di tutti coloro che hanno abbracciato la facilità di espressione che internet regala.
    come dici tu prima un diversivo, poi un appuntamento fisso, infine una vera e propria attività che sistematicamente non porta risultati economici se non i rarissimi casi. quindi come far funzionare un lavoro che del lavoro ha solo l’impegno ma non la contropartita?

    credo che la risposta sia annidata in questa domanda.

  • Mi hai fregato sul tempo. Avevo “in canna” un post proprio su questo argomento ma ci hai pensato prima tu 🙂

    Ci son quelli che han cominciato ieri ma non gli rende abbastanza, quelli che anno scritto e letto tutto e si son rotti i maroni, quelli che si sono scontrati con la faccia scura di questo mondo che non gli è piaciuta, quelli che hanno bisogno di considerazione e riconoscimento costanti se no non ce la fanno a farcela, quelli che hanno i loro casini personali e familiari che li hanno destabilizzati, quelli che si sentono superati o scalzati dai più giovani, quelli che si sentono troppo giovani per riuscire a scalzare i più vecchi, quelli che pensano a scalzare e quelli che si sentono scalzati, quelli che la passione costa troppo, quelli che non si vive di sola passione, quelli che sono sempre dappertutto e poi crollano, quelli che la necessità di esserci è prima una necessità personale dovuta all’insicurezza che un reale piacere o l’esigenza di un mestiere, quelli che vogliono essere i migliori, quelli che si sentono i peggiori, quelli che misurano e quelli che si senton misurati. Quelli che il compromesso mai ma poi scoppiano.

    Insomma, le motivazioni possono essere molteplici.

    Io so che ci vuole sicuramente una grande passione per scrivere per molto tempo, soprattutto se lo si fa senza remunerazione e so che non si può stare, presenti e attivi, in questo mondo per 10 anni di fila senza porsi qualche obiettivo.

    Le passioni sono incendiarie ma poi affievoliscono, come gli amori più intensi. Peggio ancora quando le passioni diventano “obblighi”, segnale netto che la misura è colma.

    Il problema è che di passionari puri ce ne sono pochissimi, quelli che non guardano chi li legge intendo, quelli che il narcisismo non sanno neppure cosa sia e scrivono soprattutto per sé stessi (anche se lo stesso atto dello scrivere in pubblico mi pare essere narcisistico per definizione). Gente che ci campa, passionaria o meno, ancora meno.

    Io ho trovato la mia via nel fare da apripista su alcune idee e progetti che credo siano innovativi e fino a quando avrò la sensazione di lasciare una traccia che serve a qualcosa, che mi entusiasma e mi dà soddisfazione, continuerò con gioia a fare quello che faccio certo che non potrà mai essere una sola cosa se non vorrò impiccarmi per noia nel giro di poco tempo.

    La crisi di solito arriva quando diventi (o ti senti) inutile (anche se magari a torto), quando non senti più il calore attorno o il piacere nel fare quello che fai o quando dimentichi il perché lo fai o le motivazioni cambiano.

    Penso e spero che molti degli amici che hanno appeso il cappello lo abbiano fatto solo per un po’ anche perché, lo dico egoisticamente ma nel modo più obiettivo possibile, questo mondo funziona solo se si è in tanti a tirarsi il pistolino (cit.), altrimenti è soltanto uno stolido soliloquio.

    Fil.

  • Se non riesci a raggiungere lo scopo per cui blogghi, prima o poi smetti…
    Internet spesso ci illude che ci sia una seconda occasione a portata di mano…
    Luk

  • gianni lovato

    Non so se questo vi possa aiutare o rincuorare, ma spero vi rendiate conto che queste cose (chiamatele crepe, parabole od alti e bassi), succedono anche ai poveri mortali come noi: quelli che scrivono poco o niente, quelli che, per la maggior parte, vi leggono, vi guardano alla lontana, al massimo scrivendo un commentino su un blog di quando in quando, o cercando di scambiare due idee o sentimenti in 140 caratteri o meno…insomma: gli spettatori, i “Mario” dell’internet.
    Certo che, diciamolo pure, questa internet, nata quasi per caso e con scopi ben diversi, è davvero diventata una bella gnocca, (un bel fusto per le dame). Siamo in tanti ad essercene innamorati, ciascuno di noi in modo e misura diversa. Alcuni la hanno capita bene, se la sono sposata e continuano a far figli (grazie Bill, Steve, Mark, Jack, etc.). Altri ne hanno fatto un socio di affari (o ci stanno provando). E ci sono naturalmente quelli che la vogliono prostituire.
    Sia come sia, ci troviamo di fronte ad un’entità che, malgrado abbia certi punti deboli, è anche molto più diversa, misteriosa e potenzialmente più capace della maggior parte di noi semplici esseri umani. Sappiamo che può fare molto, ma al tempo stesso, se non la teniamo un poco al guinzaglio, comincia a prendere il sopravvento, ad aver pretese ed a mettere il guinzaglio a noi.
    Donna od uomo, etero od omosessuale, giovane o vecchia, qualsiasi persona che si sia innamorata o sposata almeno una volta, sa bene che la metamorfosi che trasforma la passione in amore od amicizia è quasi sempre un sentiero pieno di crepe, curve e cunette. Talvolta fa anche bene camminare sul’erba a piedi nudi per un poco o deviare dal percorso e salire su una collina per capire meglio se stiamo andando nella direzione giusta.
    Consolatevi: talvolta è difficile anche per noi “spettatori”.
    Chissà? Forse, alla fine della fiera, tutto quello che ci vuole è ricordarci di ascoltare la voce del Grillo Parlante, rispettarci a vicenda e non volersi male.

  • Stefano, alla tua domanda, già sai, non ho una risposta.
    Per me rimane valido il pensiero che un blog, o attività simili, siano uno strumento per raggiungere degli obiettivi e quindi non fonte diretta di compenso economico (escluso il caso marketta, ma questo è altro argomento); la fonte del compenso dovrebbe derivare dalla ‘professionalità’ che sottostà.
    Il web ha dato l’opportunità di avere un pubblico più ampio, di allargare i propri confini, creando, forse, anche l’illusione di poter trovare una scorciatoia per arrivare all’obiettivo; qualcuno si è anche confuso, o, crescendo, è cambiato e con lui le sue aspettative.

    In generale, per quanto riguarda tutte le attività sul web, vedo molta stanchezza e anche questo è fisiologico; ce lo conferma Gian, nel ruolo di ‘utente’.
    Dopo la fiammata iniziale, che richiede energie, tempo, attenzione, l’interesse muta e lo fa in relazione al ritorno che abbiamo: se riusciamo a trovare equilibrio e soddisfazione, continuiamo ad investire, altrimenti molliamo il colpo.

    Questa stanchezza, le aspettative disattese, le incomprensioni, sono una parte della crepa, che è uscita dai confini del web.

  • Ringrazio Laura per il post, e per le idee che propone, e per come le propone.
    Per quanto mi riguarda, confermo quanto ho già scritto: la riflessione non è sul mio scrivere di vino (carta, web, poco importa: è dal 1984 che ne scrivo, ed è solo lo strumento dello scrivere ad essere cambiato, e certamente in meglio; tra l’altro, web o no, scrivere per me è pratica quotidiana, e non sempre e non solo avendo per obiettivo la pubblicazione) ma sul mio rapporto complessivo con il mondo del vino. Scrivere di vino è una forma d’espressione della propria maniera di vedere una porzione di mondo. Ecco, è il rapporto con quel mondo ciò su cui sto riflettendo, e non c’entrano rendite o riconoscimenti.
    C’è chi dice: le motivazioni vengono con le aspettative che uno si crea. Non sono abituato a ragionare per aspettative, ma per motivazioni, che non riguardano la contingenza economica o professionale. Probabilmente è un errore, ma sono fatto così.

  • Grazie Angelo per il tuo commento.
    Una conferma che la ‘crepa’ travalica il web ed interessa il mondo del vino, e il nostro rapporto con esso, in generale.
    In bocca al lupo per tutto.