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Google+

E’ arrivato anche Google+, il nuovo Social Network di Google.

Non so se ne sentivamo il bisogno ma ora c’è e siamo curiosi, chi più, chi meno.

Google+ è un social network made in Mountain View, che integra i contatti Gmail, il proprio profilo Google e i servizi della compagnia utilizzati in precedenza. Google+ è in beta chiusa, questo nuovo social si annuncia come unico punto di riferimento di tutti i servizi più comuni che Google ha integrato negli anni.
Ho messo piede in Google+ da pochi giorni, quindi posso parlare di quella che è la mia impressione a caldo e di alcune valutazioni condivise con altre persone che stanno sperimentando.
Per quel poco che ho visto, le novità fondamentali sono due: i circles e la video-conferenza multipla.

La funzione di Hanghouts (videoconferenza multipla), in italiano “videoritrovo”, permette appunto una conferenza con una propria cerchia: novità che non è tanto relativa alla possibilità, di videoconferenza di gruppo, ma che ha a che fare con la tecnologia di supporto a un servizio di cloud computing, quell’insieme di tecnologie che permettono sia di memorizzare/archiviare dati che di elaborarli tramite l’utilizzo di risorse distribuite e virtualizzate in rete.

L’altra novità, non tecnologica ma di approccio, sono i circles, ovvero le cerchie.
Su Google+ non ci relazioniamo con i friend ma con cerchie sociali: ricorda un po’ la filosofia del caro estinto FrienFeed e conferma che in rete esistono le tribù.
Niente più amici tous court ma relazioni con distinzione: amici, conoscenti, amici del calcetto, conoscenti coi quali conversare di vino piuttosto che di pesca, persone che seguo.
Apparentemente l’obiettivo è creare distinzioni di base del tipo pubblico/privato in relazione ai rapporti sociali che abbiamo offline e che impattano online (amici, famiglia ecc.).  Ma la vera distinzione chiave è costituita dalla categoria “Persone che seguo” e sottolinea l’interesse che abbiamo per i contenuti prodotti in sé e per il fatto che tali contenuti creino per noi forme di relazione tra profili.
Con Google+ viene quindi rispettata la regola della buona comunicazione, ovvero che il messaggio sia declinato al giusto pubblico, senza, per giunta, rumore di fondo.
Per farla breve: se voglio rendere pubblica l’offerta mensile, lo potrò fare ad un pubblico mirato senza infastidire chi non è interessato; potrò conversare amabilmente del mal bianco con i conoscenti vignaioli senza che le mamme della scuola (chiuse nella cerchia moms) si agitino per una sconosciuta malattia endemica.
Anche su FaceBook e Twitter abbiamo le liste, ma, sia perché poco sfruttate, sia perché visibili (pubbliche), i circles assumono funzione diversa; scelgo io quale circle creare e chi inserirci, con la facoltà di inserire le persone contemporaneamente in cerchie diverse. All’occorrenza, deciderò cosa condividere con chi.
Sembra una cosina banale, ma visto come si abusa di mailing, post, segnalazioni, inviti ad eventi, tweets, forse così riusciremo a mantenere un po’ di ordine e fare meno confusione.
Io sto approfittando di Google+ per riordinare i contatti e ragionare sulla mia rete di conoscenze, attività di non poco valore e impegno.

Dovremo abituarci a definire “noi e gli altri online”: non occorre essere friend di un guru del web per leggere quello che lui posta come contenuto pubblico, né serve che qualcuno accetti una nostra amicizia per leggerlo: di lui vedremo tutto quello che condivide in pubblico. E viceversa.

Google+ è considerato, a torto o a ragione, l’anti-FaceBook e/o l’evoluzione di Twitter.
A mio avviso non sarà l’anti-FaceBook perché, così come strutturato e richiedendo qualche minuto di riflessione in più sul chi seguire, sul cosa condividere e con chi, non risulterà simpatico a tutti; non vedremo gruppi di FaceBook traslocare in massa, così come non vedremo la nostra TL deserta.
Utilizzeremo Google+ come un altro spazio, diversamente ragionato e arredato, dove incontrarci.

Danah Boyd, in merito alla fattibilità dell’adozione di un nuovo Social Network afferma: «esistono meccanismi che conducono gli early adopter su un determinato sito, ma il fattore cruciale nel determinare se una persona diventerà o meno un utente del sito stesso è se questo è il luogo dove i propri amici si incontrano […] Molti dei nuovi social media, infatti, sono come giardini chiusi che richiedono, per essere di una qualche utilità, di essere usati anche dai tuoi amici».

Di nuovo il concetto di tribù e walled garden.

Per approfondire:

 

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