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Per investire sul web 40€ posson bastare

Credo che tutti si siano fatti la domanda “ ma questi social media…quanto mi costano?”.

Riformulando la domanda in maniera più articolata ci si dovrebbe domandare quanto un’azienda dovrebbe investire, sia in termini di tempo che di denaro, perché una strategia sui social media dia dei ritorni.

Di risposte ne abbiamo sentite ( e date) tante e non sempre esaustive; anche per chi opera nel settore, è sempre difficile quantificare: in genere si definiscono investimenti per step, cos’ da riformulare i budget in base ai feedback che si hanno in itinere.

Durante l’incontro di venerdì a Milano ( Strategy not magic) Marco Montegmagno,co- founder di Blogosfere, ha fatto cascare in tanti ( me compresa) dalle sedie quantificando il minimo investimento in 40€.

Secondo Montemagno possiamo iniziare anche con soli 40€, costo dell’acquisto di un dominio e un servizio hosting ( fondamentale avere una propria casa all’interno del web); lo dotiamo di una bella piattaforma blog ( free), apriamo account Twitter, fan page su FB, automatizziamo i feed ( sempre tutto free) e iniziamo a caricare contenuti.

I contenuti dovranno approfondire le tematiche legate al settore in cui si opera: style, design, coltivazione del cotone, se lavoriamo, per ex, nel tessile; senza però fare reclame azienda/prodotto. Meglio se i contenuti sono video, perché il video è più interessante, e contiene quella componente di divertimento che deve essere mantenuta lavorando sul web. Se vogliamo lavorare con l’estero, va da sé, è necessario pubblicare in inglese.

Ecco che, con 40€, in 16 mesi la vostra start up diventa un business.

Concordo anch’io, posson bastare. Perché? In primis perché non si deve mettere a budget la parcella di un consulente perché la strategia ve l’ha regalata Montemagno.

Poi, in ordine sparso; con un sito collegato a FB, Twitter&Co, vi fate trovare, vi mettete in contatto con i potenziali clienti, e ascoltate quello che hanno da dire; pubblicando contenuti inerenti il settore in cui operate, diventate interessanti e fonte utile di informazioni; automatizzando i feed, vi risparmiate un po’ di lavoro e tenete aggiornati i vostri contatti.

I requisiti fondamentali di una buona strategia sul web sono: capacità di sedurre/attirare, saper stringere relazioni col consumatore potenziale, farsi trovare e ascoltare/dialogare.

40€, quindi, possono bastare; il resto dell’investimento non è economico ma è investimento di tempo (tanto, tantissimo e ancora di più), di voglia di fare e di esserci e di passione.

Grande o piccolo che sia il business, il valore vero dato dai social media sono le relazioni che si costruiscono tra le persone; qualcuno ( voi, un vostro manager, vostra sorella, un’agenzia…) dovrà crearle e coltivarle, queste relazioni…e lì, non bastano più 40€..

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32 comments to Per investire sul web 40€ posson bastare

  • Posson bastare se al vostro interno avete una persona che sia competetnte in merito e se l’obbiettivo è quello di fare un po’ di social media washing a mio parere.
    Non esistendo a mio parere una strategia uguale per tutti, vedo difficile contare su dei consigli che non si basano su un analisi. Saper utilzzare le conversazioni e trasformarle in azione o in insight non è una cosa semplice per tutti.
    Oggi quasi tutti i brand utilizzano i media sociali, il problema è con quali risultati e soprattutto troppo spesso visti come un media “a parte” e non in una visione globale.

    IMHO

    Andrea

  • Ciao Andrea,
    grazie del tuo intervento.
    Quanto dici è corretto e condivisibile, soprattutto il fatto che la stretegia non è uguale per tutti.
    Credo che il pensiero (suggerimento) di Motemagno non sia altro che la summa del buon senso sul web, ovvero quello che si potrebbe fare ridotto ai minimi termini, una sorta di condizione necessaria ma non sufficiente.
    Io voglio sperare che la signora alla quale è stato dato il consiglio non pensi di aver avuto così le chiavi del successo 🙂

    Se posso approfittarne, ti va di dare una breve spiegazione di “social washing” ?
    Grazie,
    Pamela

  • Ciao Pamela,
    vedo che concordiamo ;). Sto portando avanti una ricerca proprio sul vino e i social media per l’Italia e poi per la Francia e i gradi di partecipazione sono molto differenti tra produttori.

    Per socialmedia washing intendo questo: l’utilizzo dei social media con unico “non-obiettivo” di essere presente negli spazi conversazionali senza uno scopo preciso, una strategia, un valore. Esserci perché in qualche sorta fa PR e nessuno può dire che non ci sono.
    Per andare più lontano ti consiglio questo post che ho scritto al riguardo: http://www.womarketing.netsons.org/social-media-marketing/1488/brand-reputation-non-centrano-i-social-media-centri-tu/

    Andrea

  • 40€ ?? perchè non 20€ o zero? si trovano piattaforme di hosting anche gratuite.

    Un’affermazione di questo genere, può essere semplificata ancora di più, fino a “sul web si possono investire 0€ + tanta fantasia/creatività”.

    detto questo, fuori dai sogni, la realtà di un’ organizzazione è molto più complessa. Senza dimenticare che PURTROPPO spesso mancano le teste e la passione: il vero motore di un progetto online.

    Tirando le somme probabilmente la frase corretta potrebbe essere: più la gente della tua organizzazione ha passione e ama la rete più il tuo progetto web costa meno.

    questa la mia 😉

  • Grazie della spiegazione e del consiglio di lettura.
    Molto interessante la ricerca che stai conducendo; lavorando prevalentemente nel mondo del vino, non posso che confermare che la tua osservazione; sono diversi i gradi di partecipazione e di conseguenza anche i riscontri.
    A costo di sembrare la solita polemica, ne vedo molti di casi di social washing anche in questo settore, con risultati pessimi.
    L’ho già detto altrove, ma voglio ripetermi: temo che questo atteggiamento al di là del non portare risultati a chi lo persegue, rischi di portare alla terribile conclusione (per alcuni) che certe attività non abbiano un valore e non diano ritorni.
    Se vuoi spunti per la ricerca chiedi 😉

    Pamela

  • Marco

    ciao Andrea, ho letto che stai lavorando ad una ricerca sul vino ed i social media; se ti interessa anche un mio contributo relativamente al lavoro che sto facendo sono a tua diposizione, ti segnalo un paio di link che riguardano il mio lavoro.

    bye, marco

    http://www.avvinare.it/2010/09/23/e-commerce-giordano-vini-intervista-a-marco-prando/

    http://www.vinopr.it/2010/03/come-giordano-vini-utilizza-internet-e-i-social-media/

  • @Pamela ti scrivo in privato in effetti potrei chiderti se andrebbero aggiunte altre aziende vinicole. Per ora ne sto monitorando 35/40.

    @Marco Grazie per i tuoi articoli e in effetti anche Giordano vini è tra i brand che sto monitorando ;). Tra l’altro abbiamo avuto un esperienza simile in UK ed è moto interessante come i retailer si stanno muovendo in questo settore.

    Andrea

  • Ohh yess, i riferimenti stanno là in alto a sx 😉

  • bernyboss

    Cosa intendete in pratica per “automatizziamo i feed”? Grazie! B

  • Ciao,
    per automatizzazione dei feed si intende collegare i feed (blog, web site, twitter, FaceBook, etc) su altre piattaforme, in modo che vengano pubblicati in automatico: in pratica fare crossposting automaticamente.
    Per ex, posso collegare il feed del mio blog al mio account di FaceBook, così ogni volta che sul blog viene pubblicato un post, questo viene segnalato su FB: su FB comparirà per ex, il titolo del post pubblicato.

  • io non ci credo!
    Certo che Paglia (Poggio Argentiera) porta avanti il suo progetto in prima persona e paga un logo o un’etichetta con una stupenda magnum.
    Vedo anche i fratelli Ferraro (Bele Casel)che si fanno il loro sito pezzo per pezzo, con l’aiuto di una comunità di amici che fungono da consulenti.
    Il punto è che non possono comunque far da soli e il “costo 0” lo dribblano facendolo sostenere ad altri, se li trovi.
    Inoltre loro sono casi assai rari, compensano con una dose di intraprendenza/azzardo/competenza non comune.
    Il loro incedere è per forza di cose più disordinato e lento dovendo fare affidamento su contributi di assoluto valore, ma per forza di cose incostanti e disomogenei.
    Tutto questo di per sè non è un problema se non per il fatto che l’efficacia cala e la meta si allontana, e in questo mondo competitivo tempo, costanza e fatturato diventano vincoli critici.
    Che ne dici? Sono troppo arroccato?

  • Ciao Sergio,
    che dico? che sono d’accordo.
    E con questo non voglio dire che i 40€ debbano essere visti come una provocazione; sono il minimo indispensabile per aprire le porte del web e da lì seguire i principi fondamentali.
    Sicuramente se chiedessimo a Gianpaolo di quantificare l’investimento fatto in smm, olre ai 40€ per il blog e i costi vivi dei tasting panel (btt+spedizioni), ci snocciolerebbe cifre ben diverse (anche solo quantificando un costo orario di 10€).
    Luca Ferraro invece sta attingendo dalla rete quel know how (tecnologico prevalentemente) che non ha; esempio di come la rete possa ‘compensare’ (la famosa economia del dono).
    Lo possiamo definire un esempio di crowdsourcing basato sul lavoro di volontari e appassionati? direi di sì.
    Non essendo però organizzati in team, rischiano, come giustamente fai notare, di rallentare il raggiungimento degli obiettivi ma anche di generare difficoltà decisionali: banalmente, se Pippo dice rosso e Caio dice blu, ed enrambi sono costituiscono professionista autorevole, la vedo grigia affrontare la scelta tra uno o l’altro colore.
    E comunque, magari si firma un assegno, ma il tempo dedicato a questo tipo di attività ha comunque un valore e un prezzo.

    Forse sono un po’ arroccata anch’io..

  • Il fatto che il crowdsourcing è stato portato alla luce negli anni dimenticando quello che sta alla base: la co-creazione. A differenza del crowdsourcing come vieno inteso ora, la co-creazione ha delle fasi visibili, altre sono radicate nell’insieme delle conversazioni, dagli usi e le preferenze e trasfomate in innovazione. 🙂

  • Mettere in condivisione professionalità, talenti, tempo e risorse non è affatto una novità, hai ragione.
    Sicuramente il ‘lato compensativo’ della rete non può essere confuso col crowdsourcing.
    Io vedo il crow. come un modello di lavoro e quindi di business (quindi non può essere confusa con una forma di risparmio) basato sulla collaborazione senza barriere fisico-temporali, se non quelle dettate dal timing del progetto, che implica una strategia: qualcuno la dovrà pur elaborare questa strategia…

  • Ciao Pam, bello il post e lo sviluppo dei commenti.
    Però il Monty dice una mezza verità, nei 40 €, ( professionalità esclusa nell’elaborare la strategia come sottolinei tu ) non cita i costi per la creazione dei contenuti da caricare sul web siano essi foto o video,costi che esistono anche se si fa tutto da soli in casa o in ufficio.

    Sono convinto che un fondo di verità ci sia nell’intervento del (ricordiamocelo) bravo e capace Monty , e cioè che non servono necessariamente cifre enormi per fare impresa sul web, a volte basta la voglia di fare.

    Poi si potrà discutere all’infinito se 40 € bastino per questo o quello, ma di base io personalmente credo sia stata usata una cifra molto bassa anche per fare un “titolone” .

    Ciao Roby

  • Si, quello che dite è vero, il sito infatti si è fermato, non riesco a trovare il tempo di finirlo :(, dovrò per forza appoggiarmi a qualcuno che mi aiuti.
    Per quanto riguarda la presenza mia sul web non è un peso, lo faccio con passione, non mi affatica più di tanto, forse pesa di più a mia moglie e ai miei figli.

  • Grazie Luca del tuo commento.
    Che tu ci metta la ‘faccia’ in quello che fai, è fondamentale; la passione e l’amore che nutri per il tuo lavoro costituiscono la vera forza della tua comunicazione. E così deve continuare ad essere.
    Con la frase “forse pesa di più a mia moglie e ai miei figli”, ecco che hai esplicitato il costo, anche se non in termini di denaro, del tuo impegno sul web.

    @Roby, ce lo siamo già detti in altre sedi: frequentare con soddisfazione il web è anche un mix tra buon senso e costanza, senza questi si va poco lontano.

  • Quello che manca di solito nei progetti da 40,00 euro (ben possibili, ci mancherebbe) è la visione d’insieme e la capacità di stendere una strategia che integri tutti i mezzi possibili con un fine preciso. Sono molto d’accordo con quanto ha scritto Sergio. Si va avanti anche così ma si perde senz’altro in competitività. Me ne accorgo io stesso, sul fronte dello sviluppo. Puoi far da solo, fino a un certo punto, poi servono i professionisti e i professionisti, proprio in quanto tale, costano.

    Abbiamo detto qualcosa di nuovo? 🙂

    Ciao, Fil.

  • domanda, esiste un video dell’intervento di Monty che voi sappiate?

  • Fil, non abbiamo detto niente di nuovo, nè noi nè Montemagno; il buon senso ci dice che se vogliamo costruire la nostra casa è meglio affidarsi al progetto di un Arch. o di un Ing.; noi possiamo anche improvvisarci muratori, imbianchini, falegnami, secondo le nostre inclinazioni. Il risparmio (tra virgolette) in termini di denaro verrà compensato con investimenti di tempo e risultati meno professionali.

    @Roby, Montemagno ha parlato dei 40€ durante l’incontro “Social is not magic”, ma il video integrale non l’ho trovato.
    Interessanti molti video che puoi trovare qui http://socialmediaweek.org/milan/blog/

  • ora, quello che mi chiedo è: facciamo seguire da una persona terza i nostri account, facciamo come nichivendola? no! piuttosto elimino tutti gli account!

  • No Luca, quello che fai è pregevole ed è quello che tutti vorrebbero che facessero le aziende. Qui si sta parlando di strategia dietro a quello che fai o, se preferisci, coordinazione, regia. E’ questa la parte che un professionista della comunicazione, tipo pam, può portare come valore aggiunto al tuo lavoro. Poi più l’azienda è dentro a questo processo con le mani sporche in prima persona, meglio viene. Ma non sempre ha una visione complessiva degli strumenti oppure ce l’ha ma molto superficiale e ancora meno spesso ha una strategia globale.

    Fil.

  • ecco! sarebbe bello leggere un post (magari è già scritto e non me ne sono reso conto) con specificato passo passo cosa potete voi pr per noi aziende …. for dummies però!!!!!

  • Qui avevamo stilato addirittura un servizio chiavi in mano ma puoi vedere alcune delle attività che Pam o un altro professionista della comunicazione potrebbe svolgere per te:
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1322

    Ciao, Fil

  • quoto il commento di Filippo; ci sono diverse modalità di gestione di un account: sicuramente per un’azienda come la tua, il valore aggiunto è dato dal fatto che sia tu a gestirlo.
    I consulenti ( di mktg, di RP, di comunicazione, etc) servono per individuare la strategia e quindi i mezzi, i tempi, le risorse ( e di conseguenza anche i budget), più opportuni per attuarla. Non sono lì per dirti quali parole usare in un tweet, o per scrivere per te; ti aiutano a capire se twitter è lo strumento giusto e per cosa; ti aiutano a capire se il blog è lo strumento adatto ed elaborano un piano editoriale. Sono esempi random, ovviamente.
    Poi ci sono anche altre attività in carico ad un responsabile RP; da lì si esce dal settore ‘consulenza ‘e si arriva a quello operativo.
    Proverò a tracciare l’identikit del buon RP consultant 😉

    Anche qui puoi trovare “le cose che io potrei fare per un’azienda” http://pr-press.it/servizi/

  • Una bella idea di post.
    La vedrei bene anche sull’area marketing di tigulliovino… 🙂

    Ciao, Fil.

  • Non voglio andare a competere con i servizi che Pam può offeire ci mancherebbe, ma solo per precisare che un azienda dovrebbe avère anche degli obiettivi che vannp al di la della parte PR, ma che siano DI tipo business e marketing. Seguo un progetro con il nostro team in UK per un grande retailer anche legato ai vini e le analisi che abbiamo fatto dimostrano spesso una presena ma non un effettiva consapevolezza.

    Spero presto di poterci mostrare la mia ricerca sul settore vini, per ora 40 player monitorati, sto vedendo se vale la pena aggiungerne altri.

    Andrea

  • Ciao Andrea,
    nessuna competizione ma giusta precisazione: le RP sono strumento del mktg.
    Solo da un buon piano di marketing può derivare un buon piano di comunicazione.

    Attendiamo la ricerca con massima curiosità.

  • Andrea, perchè non ci porti i risultati della tua ricerca a #vuu: http://www.terroirvino.it/vinix-unplugged-open-unconference.htm

    Ciao, Fil.

  • Il consiglio che mi sento di darti (Luca) è di non star li a disegnare il sito (troppe competenze ti mancano), ma usa il tuo tempo per le “conversazioni”.
    Occupati dei contenuti, fatti assistere nella forma.
    Vedrai che ti resta anche il tempo per la famiglia.

  • Filippo con vero piacere se ti va rimaniamo in contatto trovi i miei riferimenti su linkedin o sul mio blog “womarketing”

    Andrea