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World Wide Apps...ma anche no

Si è concluso da poco World Wide Apps, l’evento del ciclo Capitale digitale organizzato da Working Capital in collaborazione con l’Ambasciata americana in Italia.

Un incontro per capire che cosa ci aspetta nel futuro di Internet. Invitati Naveen Selvadurai, co-founder di Foursquare, Dina Kaplan, co-founder di blip.tv, Luca Conti, Luca De Biase e Luca Telese per capire se sarà tutto un mare di applicazioni o se ci sarà ancora spazio per il web come lo conosciamo adesso.

De Biase racconta perché, secondo Anderson, Internet è morto ( copertina del numero agostano di Wired americano); secondo Anderson il nostro modo di utilizzare internet è cambiato e facciamo sempre più a meno del web (inteso, prevalentemente, come navigazione da browser).

Ti svegli e controlli la posta sull’iPad, con un’applicazione. Mentre fai colazione ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, e sono altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, quando sei di nuovo a casa, ascolti musica su Pandora, giochi con la Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l’intera giornata su internet, ma non sul web. E non sei il solo.

Insomma dal World Wide Web al World Wide Apps, dalla logica del web aperto e orizzontale alle logiche dei media tradizionali; senza passare dal via, ovvero la logica collettivistica del web.

Mia figlia, cogliendo la frase ‘internet è morto‘ pronunciata da De Biase (seguivamo la streaming), ha replicato: “mamma, ma non è vero, internet non è morto, diglielo a quel signore”. Alla mia richiesta di spiegazioni ha aggiunto: “ma perché se internet fosse morto noi non lo potremmo vedere  quel signore che è a Roma ”.

Cercando di spiegarle (è pur sempre una bimba di II elementare) che il problema è la navigazione da browser che viene, pian pianino, sostituita dalle app e dal mobile, la sua replica: “ Mica possiamo portarci sempre dietro il pc: è pesante! E comunque sempre internet sono, perché internet è di più che vedere le cose sul pc: è parlare con chi è lontano (skype), sono i messaggini di gruppo (Twitter), è avere il biglietto dell’aereo sul blackberry senza stamparlo, così non sprechi gli alberi, vedere i video, sapere se domani c’è il sole e pesare gli spaghetti sull’iphone (c’è un’app per tutto…si dice).”.

Ecco, concordo con lei: internet è di più e “diventa come l’aria che respiriamo, non ce ne accorgiamo ma ci serve per vivere” [ Luca Conti].

Col passaggio dal mondo spalancato del web a quello delle piattaforme chiuse o semi chiuse che usano internet soltanto come mezzo per trasportare i dati (non tutti i dati, ma solo quelli utili alle singole apps), ci perdiamo però quel “di più” che è il valore aggiunto della rete; anche la comodità e la facilità di utilizzo hanno un prezzo.

World Wide apps..ma anche no, o meglio, non solo.

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3 comments to World Wide Apps…ma anche no

  • Interessantissimo spunto di riflessione Pam,
    grazie per averlo qui posto in evidenza, in effetti anche io che sto rifacendo il mio sito, mi sono lasciato “trasportare” dalla voglia di riempirlo di Apps per i più svariati dispositivi forse perché sono consapevole del fatto che pur essendo un amante del browser, spesso è più comodo ricorrere all applicazione specifica per godere dei contenuti già filtrati in base alle preferenze..
    Speriamo di non perderci troppo …

    Ciao
    Paolo

  • Ciao Paolo,
    Se, cosa e quanto ci perderemo, lo vedremo presto, visto la velocità con cui la tecnologia evolve.
    Le apps sono comode, tanto quanto una cena pronta; e per l’essere umano abitudinario ( il caffè nello stesso, bar, il solito giornale, la stessa marca di sapone, etc) sono una grande semplificazione della vita.
    Penso però a quando le informazioni sul web erano sparse e te le dovevi andare a cercare passando ore navigando e surfando da un link all’altro: quante cose abbiamo scoperto e imparato e quante persone abbiamo incontrato.
    Quel tempo non è andato, anzi; però si percepisce che qualcosa sta cambiando.
    Un mondo fatto di sole apps ( sto esagerando ed estremizzando) lo vedo un po’ come un enorme parco giochi: hai tutto per divertirti e non ne vorresti mai uscire ( perché, comunque, sei all’interno di un qualcosa) dimenticando che quello è solo una parte del mondo che vivi e il resto sta fuori.
    Pamela

  • Hai ragione Pam, ma io non sono tanto preoccupato per la nostra generazione perché della tecnologia ne sa fare un uso consapevole ( a volte borderline lo ammetto ), mi preoccupo di più per le successive che non mi pare abbiano un approccio critico verso le cose in generale..

    Staremo a vedere..
    Ciao
    Paolo