Archives

World Cup 2010

Il Mondiale di calcio è finito da diversi giorni, ufficialmente l’11 luglio, ma per noi italiani, molto prima, con il la sconfitta ad opera della Slovacchia.

Io non amo il calcio perché non riesco più a vederlo come uno sport ma solo come un baraccone mediatico e un business da troppi zeri; concedo che per essere i primi della classe siano necessari allenamenti, costanza, dedizione, etc etc e che questi vadano ripagati: ma una buona componente del merito è data anche dalla natura perché, secondo me, campioni si nasce, in qualunque situazione e sport.

Le sole partite di calcio che mi piace seguire sono quelle allo stadio, dopo tifo per entrambe le squadre, e quelle dei mondiali, perché esce la mia italianità.

Questi mondiali per me sono stati diversi perché sono iniziati quasi due anni fa, quando ho iniziato a collaborare con la AfriWines, azienda che importa vini dal Sudafrica e, va da sé, i Mondiali 2010 sono diventati il centro del mondo.

Da allora, mi sono ritrovata a leggere la Gazzetta, a partecipare a conferenze ‘sportive’ coi giornalisti della tivvù ( quelli che sono famosi, perché quelli dell’enogastronomia non lo sono così tanto), ad aventi promozionali con quei calciatori ( e tutti i loro entourage al seguito) che faticavo a riconoscere, a relazionarmi con colleghi (PR, uffici stampa) che vedevano solo le sfumature di azzurro delle divise ignorando completamente le sfumature rubino del taglio bordolese; sempre canticchiando Waka Waka.

Inoltre la AfriWines ha organizzato una serie di attività promozionali (cene, degustazioni, incontri) e un concorso (Vinci i mondiale in Sudafrica) che andavano promossi e comunicati.

I Mondiali avrebbero permesso di puntare i riflettori su un paese ancora oggi tanto flagellato da problematiche economico-sociali dalle storiche origini; in maniera più o meno rilevante, avrebbero potuto stimolare l’interesse nei confronti, anche, dei vini sudfaricani che, ad oggi, in Italia non sono ancora sufficientemente apprezzati.

E’ difficile, in un paese produttore, inserire in un mercato già congestionato ( e in piena crisi economica), nuovi prodotti di cui troppo poco e troppo male si è detto. Bisogna trovare i giusti spazi, far conoscere, far emozionare.

E proprio il lato ‘emozionale’ dei Mondiali legati al SudAfrica, avrebbe potuto aiutare, secondo me, ad avvicinare gli Italiani ai vini sudafricani, ricollegandoli a momenti piacevoli.

Così non è stato, perché, per noi, il Mondiale si è concluso il 24 giugno.

Se questi Mondiali abbiano portato benefici economici, sociali, strutturali al paese ospitante, non lo so; sicuramente ne hanno portati a chi fa parte del sistema Mondiali.

Leggo che la repentina eliminazione di Cannavaro e di compagni avrà anche ripercussioni commerciali internazionali sul giro d’affari legato al mondiale; secondo stime di Codacons il danno subito dagli esercizi pubblici in Italia si aggirerà “intorno ai 50 milioni di euro”. Ma la fuori uscita degli azzurri avrà ripercussioni anche sul settore pubblicitario e del Made in Italy in generale.

Ma questi sono i grandi numeri; per chi ragiona con qualche zero in meno, i riflettori si sono spenti troppo presto, sprecando quella che avrebbe potuto essere una gran bella occasione.

[Foto, AP Photo/Guillermo Arias]

Share on Tumblr

Comments are closed.