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2009 ti scrivo

 

2009, ti scrivo, e non mi scuso se non inizio con un ‘caro’, perché caro, inteso come prezioso, proprio non lo sei stato.
Ho ripensato a te, in questi giorni, è tempo di bilanci, lo sai. Ma non metto mano nè alle carte nè alla calcolatrice, mi rifaccio alle sensazioni e alle emozioni che provo ora e a quelle che ho provato.

Di belle cose, a me, ne hai donate, lo devo ammettere, per lo più derivanti dalla sfera personale: la famiglia e  gli amici ( i soliti, quelli ritrovati, quelli  nuovi).
Ma per lo più sei stato un anno, per andarci con mano leggera, duro, molto duro.

Il 2008 è stato un anno pesante, ma alla fine, mi sentivo propositiva, con tanta voglia di ricominciare; erano tanti i progetti, gli obiettivi da raggiunegere, tante le speranze, tanta l’energia da utilizzare.
Tu no: tu ci hai davvero provati, prosciugati, inariditi, perché hai spazzato via progetti, sogni, sicurezze, facendoci sprofondare nell’incertezza.
Sei sul finire ma la tua fine non da sollievo.
Io non ho desiderato, a differenza di altre volte, che tu finissi, che iniziasse un nuovo anno; e sai perché? Perché mi hai sfiduciata, mi hai scaricata: perché non mi hai dato e non mi dai spunti sul cosa aspettarmi dal nuovo anno; perchè questo tuo finire non è preludio di un nuovo capitolo, ma solo il trascinarci lento verso altri giorni che mi appaiono plumbei senza azzurro all’orizzonte.
Non sei stato come un temporale dopo il quale arriva il sereno, ma come un lungo, uggioso, freddo e nebbioso autunno.
E se te lo dice una che è irrimediabilmente ottimista (nonostante tutto!) non sottovalutare quello che ti scrivo.

Sei stato un anno di allarmismi, di violenza, di disastri, di insinuazioni, di inasprimenti, di intolleranze.
Le soglie di tolleranza si sono talmente tanto abbassate che basta un niente per farli valicare con le evidenti conseguenze.
Facciamo parte di un sistema che vive al limite: minuti contati, giornate iper-organizzate, ottimizzazione. Niente spazio per l’improvvissazione, intesa come ‘carpe diem’.

Sei stato un anno che ci ha tolto fiducia, non solo in un futuro migliore ma soprattutto negli altri; un anno che ha inaridito e imbruttito ancor di più gli animi; che non ha lasciato e non lascia, spazio alla disponibilità, alla fantasia, alla voglia di sognare, alla voglia di sperare e credere.
Ci hai fatto rinchiudere in noi stessi, come ricci di fronte ad un’insidia; ci hai fatto alzare le difese fino a creare barricate che saranno difficile da abbattere…domani.
La cosa più brutta è, secondo me, questa siccità di propositi, di valori, di principi, che ha portato l’ aridità di intenti; con te s’è intensificata perché, ammettiamolo, viviamo anni desolanti. Desolanti perché viviamo nell’epoca dell’apparire e non dell’essere; vale più un telefonino che una persona, un giubbetto firmato che una buona istruzione, una velina più di una brava maestra o un calciatore più di un bravo padre; insomma, vale più la cultura della furberia, dell’immediatezza, del colpo di fortuna che quella del faticare, dell’impegno, della costanza.

Tra le altre cose, la crisi economica, che affonda radici prima di te, ci è caduta addosso togliendoci l’ossigeno.
Questa crisi avrebbe dovuto, dopo il primo disorientamento, darci una grande lezione di vita: riuscire a ritrovare moderatezza di usi e consumi, sobrietà, non-spreco, condivisione e sostegno, in un clima di meritocrazia. Le persone, le aziende, avrebbero dovuto iniziare a fare pulizia e riscoprire le priorità. Ma così non è stato. Chi ha sempre avuto, continua ad avere; chi anaspava, pur facendo il suo, sta asfisiando; c’è chi ancora spreca, chi continua a mangiarci su, e chi non riesce a mangiare; ci sono aziende che approfittano del momento economico per disfarsi del personale, per non pagare crediti dovuti.
Insomma, questa lezione sulle priorità, sull’essenziale, sui veri valori, ancora non l’abbiamo imparata.
Ma ci sono anche persone e aziende, che vorrebbero fare, rimboccandosi le maniche, ma hanno paura; ecco un’altra cosa che ci hai regalato: la paura.
La paura di fare un passo falso, la paura che certe scelte siano più un azzardo che una strategia, la paura che investire sul futuro diventi solo un costo.

Così, 2009, ti saluto, ti dico addio; ma non ti voglio dimenticare. Voglio che tu rimanga ricordo vivido, perché solo così, domani, potrò riuscire ad apprezzare quello che ho e che avrò, poco o tanto che sia. Voglio che tu serva di lezione, se non a tanti, almeno a me; perché anch’io, come molti, a volte ho fatto confusione con le priorità, con il necessario e il suprefluo, tra l’essere e l’apparire.
Accoglierò questo nuovo anno senza grande entusiasmo, con pochissime aspettative ma, sempre perché sono un’ottimista cronica, riuscirò a vedere, anche con lui, il bicchiere mezzo pieno. Alla peggio…rabbocco..

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5 comments to 2009 ti scrivo

  • Bello Pam.
    Che il 2010 ci regali quello che meritiamo.

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  • Cosimo

    Cerchiamo di raccattare quel poco di buono che c’è. Quelle briciole di vita vera e piena dei nostri soliti valori. Senza mai scoraggiarci, dandoci l’un l’altro la forza per far avverare i nostri sogni. Tenendo stretti per mano coloro che amiamo, sperando di esser forti per loro, sperando che siano forti per noi. Niente retorica Pam, niente auguri. Solo un abbraccio da chi capisce.Perchè tra pochi giorni, per forza di cose, di nuovo tutti sul pezzo con le solite mutande di ferro e l’elmetto. Di nuovo in trincea. Godiamoci questi pochi giorni di amore familiare ed usiamolo per darci nuova forza ed energie.

    Ciao. Co’.

  • Giuliano Abate

    Grande Pam!
    Un abbraccio sincero, da portarti dietro per tutto il 2010.
    Ciao
    Giuliano

  • Grazie per questo bellissimo post Pamela. Tanti auguri per un 2010 pieno di felicità.

  • Ciao!
    Tanti, ma proprio tanti, tantissimi auguri anche a voi, perché questo 2010 sia un anno più! Più sereno, più soddisfacente, più felice, più ricco: più tutto insomma…..!!!