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Gli accessori fanno la differenza...

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Non so perché ma Novembre sta diventando il mio mese nero, lavorativamente parlando; ogni anno mi capitano situazioni non sempre piacevoli, mazzate tra capo e collo e una buona manciata di delusioni.

Non riuscendo mai, per carattere, a scindere la sfera professionale da quella personale, certe cose si traducono in stati d’animo, emozioni, pensieri.

Seguono così forzate riflessioni alle quali, non sempre, seguono logiche conclusioni.

Ma questa volta ad una sono arrivata, e non mi piace.

Quando due anni e mezzo fa ho scelto di dedicarmi esclusivamente al settore della comunicazione del vino, l’ho fatto per passione, quella vera, quella che quando ti prende non puoi farci niente. Comunicazione e vino, sono per me, qualcosa di speciale: non sono solo lavoro, sono qualcosa che va oltre. Come se la fusione di due passioni in un’unica cosa, amplificasse.

Iniziando questo nuovo capitolo, ho ragionato sul cosa e sul come poter mettere a disposizione le mie competenze e la mia professionalità. La prima scelta che ho fatto, ragionata, è stata quella di entrare nello scenario come consulente libero professionista, ovvero libera da legami vincolanti con strutture (come le agenzie o le varie società), che avrebbero condizionato il mio modo di lavorare, ma soprattutto che avrebbero aggravato, in termini di costi, la mia attività.

Ho pensato che sarei stata decisamente più competitiva, avrei potuto muovermi più liberamente, senza le briglie di gerarchie, mansioni predefinite, paletti che avrebbero anche potuto limitare, in parte la mia creatività.

Ero ben consapevole che avrei pagato lo scotto del non essere persona nota, ma ho avuto la leggerezza di pensare che avrei compensato con la professionalità, la disponibilità e la passione.

Essere e presentarsi da sola, parlando in prima persona, non significa però agire e operare da sola, modello jolly; significa, nel mio caso, creare una rete di professionisti ai quali appoggiarsi a seconda della necessità. Una rete on demand, per utilizzare un termine moderno.

Significa soprattutto entrare a far parte del gruppo che è l’azienda con la quale inizi ad interagire: significa condividere momenti, situazioni, successi ed insuccessi. Significa diventare un noi.

Ma mi sono resa conto che non sempre la professionalità ( anche se riconosciuta) basta; servono degli accessori. Servono uno studio dove ricevere, la placca sulla porta, serve dire ‘faccio preparare la fattura’, serve qualcuno che risponda al telefono al posto tuo.

Il fatto stesso di dire che lavori da casa ( situazione che oltre a conciliare ragioni familiari, ti permette di non dover addebitare i costi di affitto nella parcella del cliente), quasi automaticamente ti fa rientrare nella categoria ‘cantinaro’.

Tradotto, si aprono meno porte di quelle che vorresti e di cui avresti bisogno; già è faticoso far comprendere che la comunicazione e le rp sono vere e proprie attività, alla pari della produzione, della commercializzazione, dell’amministrazione; far comprendere che non sono attività accessorie, ma fondamentali.

Mi sono quindi trovata a dover riflettere su questa cosa. Diciamo di volere l’essenziale, la sostanza, ma poi non rinunciamo agli orpelli.

Ho sempre creduto nell’efficienza, intesa come miglior prodotto/servizio al minor prezzo; efficienza che si basa anche sull’ottimizzazione di tempo e risorse.

Comprendo la ricerca della gratificazione personale attraverso i cosiddetti status symbol: l’abito, l’auto, la borsa, lo smartphone, l’oggettistica, etc.

Comprendo e in parte condivido, perché facciamo parte di una società che, giusta o sbagliata, funziona così; ma non comprendo quando si parla di lavoro, di professionalità.

In questo ambito dovrebbero prevalere logiche diverse, produttive, imprenditoriali.

So quanto conta l’immagine, quanto conta l’impressione che si riesce a dare di sé; ma bisogna andare oltre, riuscire a sganciarsi da logiche squisitamente commerciali e arrivare alla sostanza.

La sostanza è fatta dal contenuto, dal quanto si vale e dal quanto si riesce a dare. Il resto sono solo accessori…

12 comments to Gli accessori fanno la differenza…

  • Alla faccia del pensierino…

    Quello che osservi è un lato della medaglia, a ciascuno il suo, qualcuno potrebbe dire..

    In realtà ci sono eccome quelli che guardano alla sostanza, la crisi ne ha generato qualcuno in più di prima, i tempi che ci accingiamo a vivere ne costringeranno qualcun’altro.

    L’effimero, l’accessiorio, l’inutile è il fumo negli occhi che con ogni sforzo hanno provato ad imporci per strumentalizzarci, non tutti sono rimasti indenni da questa massiccia campagna perpretata negli anni, ma alcuni si.

    Che dire, lo si deve accettare, non tutto è per tutti !

    E questa regola è la prima che impari quando ti metti a fare un prodotto come il vino, perchè ci sarà sempre che comprerà l’etichetta e addirittura chi comprerà la cassetta di legno, fortunatamente ci sarà anche chi sceglierà il contenuto al di là di tutto questo, basta trovarlo.

    Bye
    Paolo

  • io non mi arrenderei, secondo me la tua e’ la strada giusta, sopratutto in un momento nel quale nessuno ha voglia di pagare in piu’ perche’ tu hai un ufficio in centro. E’ vero che gli imbecilli sono pur sempre dei clienti, e forse anche desiderabili, ma allora se fai quella scelta devi cominciare a vendere un po’ piu’ d’aria fritta: piace agli imbecilli.

  • Cara la mia Pamela, quanto è dura eh ?
    Posso solo dirti che ti capisco tanto e incoraggiarti a continuare se ci credi veramente. Io sto attraversando il periodo più difficile degli ultimi 10 anni, un po’ per colpa di quelli che non pagano, un po’ per colpa delle tasse che ti uccidono (se le paghi), un po’ per quello che tu scrivi. Però so una cosa, che ho un obiettivo, un percorso e che se tanti ho perso durante il cammino, tanti ho trovato. L’importante è essere coerenti con sé stessi e non avere niente da rimpiangere o rimproverarsi, il resto, la sostanza intendo, arriva.

    Un abbraccio, Fil.

  • Giuliano Abate

    Sarà colpa dell’incombente Natale e delle luccicanti confezioni che, spesso, celano oggetti, al meglio, indesiderati?
    Sarà che di declama il “basso profilo” e si aspettano mesi per l’ultimo SUV “costocomeunmonolocale”?
    Anche io fatico,spesso, a comprendere quale masochistico pensiero faccia sì che delle scelte vengano fatto sulla base di quello che la gente poi penserà piuttosto che della reale convenienza delle stesse: succede anche nel mio piccolo lavoro, quotidianamente.
    Comprendo il tuo stato d’animo,Pamela, e non posso che replicare quanto hanno già detto nei commenti precedenti.
    Vedi, a volte viene da pensare che ” bisogna dare quello che il cliente vuole” ” se volete luci e nastrini li avrete” per poi rendersi conto che prendere in giro, vendere “fuffa” è un’arte facile da imparare ma difficile da applicare se non è nelle tue corde.
    E le tue, di corde, suonano anche senza amplificatori.

    Un abbraccio,
    Giuliano

  • Ho pensato a lungo se rispondere o meno, perchè non volevo fare una parte che può sembrare antipatica, ma…
    Sì, c’è un ma, il ma di chi lavora 12 ore al giorno per un’idea imprenditoriale diversa, per un “organismo” efficace ed efficiente come sei tu, ma fatto da un gruppo di specialisti diversamente coeso che affianca il cliente, ne condivide sforzi, frustrazioni ed ambizioni… per diventare un noi, come dici tu.

    Vedo più i miei colleghi che mia moglie, condividiamo per 5/6 giorni a settimana successi e frustrazioni, collaboriamo per 8/10 ore al giorno e non lo facciamo per vendere aria fritta al cliente, lo facciamo perchè questa continua commistione di saperi produce valore… soprattutto per il cliente.

    Non posso accettare di veder ridotti tutti i nostri sforzi, tutta l’attenzione che ci mettiamo ad… accessori… orpelli!

    Badiamo alla forma è vero, ma sempre con misura, siamo (anche tu) un’impresa di servizi e il servizio è un prodotto complesso. La cura dei dettagli non è solo vanità, è sostanza, è un metodo di lavoro che non lascia (o almeno ci proviamo) nulla al caso.

    Un bel tavolo di lavoro non è un vezzo da scaricare sul cliente: ci lavoriamo sopra, ci riuniamo attorno per essere più efficienti, ci accogliamo gli ospiti, ci confrontiamo con i clienti, ci mangiamo a pranzo per risparmiare!

    Non compiremmo 10 anni se non ci confrontassimo onestamente con il mercato, la crisi c’è per tutti e punisce l’inconsistenza e l’incoerenza tanto un freelance che uno studio.

    @Gianpaolo: i clienti che non prendono in considerazione un freelance non sono degli imbecilli, tutti valutano l’offerta secondo parametri (ego compreso) di efficienza ed efficacia, ognuno con pesi diversi in sintonia con i propri valori e scegliendo chi pensano li possa promuovere al meglio.

    @Filippo sono assolutamente d’accordo.

    Grazie a tutti e scusate se ho “eccesso di difesa” ;-)))

    Ciao
    Sergio

  • ecco vedi, nella foga della mia arringa ho dimenticato la cosa più importante: tieni duro e vai avanti per la tua strada!
    Stay Hungry, Stay Foolish.
    http://www.youtube.com/watch?v=nFKY8CVwOaU
    http://www.youtube.com/watch?v=yhZhPct1T1M&feature=player_embedded

  • Prima di tutto vi ringrazio del sostegno e non posso che replicare a voi le stesse cose: andate avanti così, seguendo la strada che avete scelto: è dura, ma è sempre meno difficile che percorrere una strada che non si è scelta, che non si ama.

    Mi rendo conto, rileggendo me e i vostri commenti, che, anche se non voluto, il mio post è stato proprio uno sfogo, con fiocchi e contro fiocchi.

    Sergio, benvenuto innanzitutto e grazie, per la tua opinione e i link ai video.
    Non sei dall’altra parte della barricata e non sei dalla parte ‘antipatica’; voi lavorate e mangiate intorno al tavolo del vostro studio, io su quello di casa mia. Abbiamo fatto scelte diverse, per esigenze e obiettivi diversi. Anch’io lavoro 8/10h al giorno, ma almeno un paio di quelle le trascorro guardando le mie figlie che giocano in giardino, e per questo sono convinta della scelta che ho fatto.
    Pago delle conseguenze, così come le pagate voi, così come le pagano altri per le loro.

    Quello che probabilmente mi infastidisce è il confondere la mancanza di certi ‘accessori’ con la mancanza di altri attributi, come se fossero (gli accessori) requisiti necessari o addirittura sufficienti.
    Concordo con te che ognuno di noi, quando deve fare delle scelte, segue delle scale, usa dei pesi differenti. Come ha detto Paolo, sono ancora tante le persone che acquistano un vino in base all’etichetta o al prezzo (costa di più, vale di più), senza badare a cosa c’è dentro; è l’ignoranza, ci diciamo noi, e proviamo in tutti i modi a far capire che quello che conta è il contenuto. Ma a volte, nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti, riusciamo a farlo capire.
    Esempio calzante per esplicitare quello che avviene quotidianamente con altri prodotti, servizi, ma anche con le persone: l’abito fa il monaco.

    Gli imbecilli non sono quelli che danno un peso anche agli accessori, ma quelli che danno peso solo ad accessori, come il nome conosciuto o il bell’ufficio, et similia, senza però considerare la sostanza, la capacità; fregiandosi così di un’ulteriore patacchina senza badare però ai risultati. Ne abbiamo tanti di esempi, almeno nel mondo del vino.
    Nella mia vita ne ho incontrati e ne incontrerò ancora; mi auguro di riuscire sempre a farli passare come comete: significherebbe coerenza, almeno per me.

    Io ho sempre sostenuto che la crisi che ci ha colpiti, ci ha dato non solo situazioni critiche da affrontare, ma anche l’opportunità di mettere un po’ di ordine, sia nei conti che nelle priorità, andando ad eliminare il superfluo, inteso sia in termini di stile di vita che di modo di lavorare; insomma, che ci avrebbe aiutati a recuperare un poco più di sobrietà e di capacità critica.
    Vedo invece che non è così.

  • Grazie per l’accoglienza Pamela, quando alla base di quello che si fa c’è la passione tutto è più vivido.
    Avremo modo di scambiarci i nostri punti di vista anche di persona, magari da Filippo e forse anche prima.
    Ciao
    Sergio

  • Sergio, io come lavoro faccio l’imprenditore del vino, e quindi come ti puoi immaginare sono abituato a servirmi di una serie, purtroppo lunga visto il paese in cui ci troviamo a lavorare, di consulenti. Alcuni freelance, altri sono studi strutturati e organizzati con personale. Il mio unico parametro di scelta e’ il risultato, e il costo per raggiungerlo, in alcuni casi puo’ andare bene il freelance, in altri uno studio. Ma ti assicuro che non spendero’ una lira per gli “effetti speciali”.

  • @Sergio. Forse ti sei sbagliato a linkare il tuo nome, siete voi questi? http://blog.evoluzionetelematica.it/info/

  • Sì, non tengo un blog personale (almeno per ora) allora in tutti i commenti per la rete linko sempre al nostro blog.
    Ti assicuro che la tua strategia è condivisa da tutte le persone che ho incontrato durante la mia attività, ma che ho visto anche interpretazioni degli “effetti speciali” molto diverse tra loro… e in molti casi non siamo stati scelti proprio perchè cercavano altro.
    Un saluto a tutti.
    Sergio

  • Buongiorno a tutti e buon primo dicembre!
    Novembre è finito…finalmente!

    Una della parole che uso più spesso è ‘dipende’. Tutto è relativo e poche sono le cose assolute come poche sono le cose effettivamente oggettivabili.
    Così le scelte sono dettate da valutazioni che si basano su priorità e pesi.
    L’accessorio conta molto più che la sostanza, almeno per alcuni; è un fatto oggettivo.
    Che merito, preparazione, professionalità, possano passare in secondo piano, non è, a mio avviso, accettabile. Non è accettabile che venga negato il confronto, a priori, perché mancano alcuni accessori.
    Ognuno di noi ha un valore ed è nostro dovere far sì che non venga messo in secondo piano mai.

    @Gianpaolo, tu sei un imprenditore del vino ‘illuminato’ e certe scelte, anche se dure, le hai sapute fare; in Italia sono ben pochi gli imprenditori del vino ma tantissimi i produttori.

    @Sergio, avremo modo di parlare di persona e confrontarci.
    [il link l’ho corretto io ]

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