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Tasting panel: why not?!

Winetasting_

Leggevo stamane un post di StudioCru:“In principio fu Poggio Argentiera. In principio fu Giampaolo Paglia. In Italia almeno….”.

Dopo Poggioargentiera, è stata la volta di Zonin, prima con Altemura di Altemura, poi con l’Astraio; ora sono in corso quelli di Cascina I Carpini ( sui twins wine, uno con e l’altro senza lieviti), quello dei Fratelli Brunello ( dedicato alle grappe), quello delle Fattorie Fiandino ( formaggi burro in assaggio), e forse qualche altro che ignoro.

Si parla di tasting panel, quelli pubblici, per intenderci, quelli dedicati prevalentemente ai fruitori della rete ( appassionati, wine&food blogger, etc);  uno strumento per farsi conoscere, far cassa di risonanza, per fare buzz.

Uno strumento potente, almeno per ora, per alcuni evidenti motivi:

  • permette di farsi conoscere e far conoscere i propri prodotti;
  • permette di creare una relazione col consumatore;
  • contribuisce a consolidare quello che in gergo tecnico viene chiamato ‘attaccamento alla marca’;
  • genera traffico sui vari siti, attività che Google apprezza abbastanza;
  • permette di avere feed importanti sul prodotto;

Organizzare un tasting panel non è un’attività banale, dal lato comunicazione.  Il tasting lo devi comunicare, promuovere, devi innanzitutto creare l’interesse nelle persone: i primi tasting sono una novità, divertono, entusiasmano, coinvolgono; dopo diventano un impegno. In più, il rischio che ci siano i soliti furbetti lì pronti a ‘scroccare’ prodotto senza ritorno, è alto.

Una volta attivato, è necessario prestare la massima attenzione alla rete, monitorarla con costanza e attenzione; la critica diretta ( buona o cattiva che sia ), va gestita: ed è facile fino a che i commenti compaiono sui blog/siti dei partecipanti e/o sul nostro sito, fino a che siamo anche supportati dai famosi trackback e pingback. Un po’ più di attenzione deve essere data ai commenti annidati, nascosti, magari tra le righe di un forum o di un social network  dove si ritrovano amanti di biciclette.  Lasciar montare una discussione lunghissima magari nata solo per equivoci o poca comprensione, è deleterio; la rete, le conversazioni, non si comandano, non si gestiscono; ma tanto può fare un intervento che spieghi, che dettagli, che illumini.Una grande dose di capacità di autocritica e di umiltà, sono fondamentali, per accettare e ‘sopportare’ le critiche pubbliche.

E il tasting panel ha anche un seguito molto importante. Pensate se, a fronte di un’unanimità di critiche ( per esempio all’etichetta, definita brutta), l’azienda facesse finta di nulla? Come se chiedessimo consiglio ad un amico e poi lo ignorassimo totalmente; non faremmo una bella figura.

Analogamente un’azienda; chiede critiche, consigli, etc, e poi non li considera. Non ci farebbe una bella figura a discapito della sua immagine. Ben inteso; questo non significa buttare all’aria strategie, produzioni, etc in base ad un numero ristretto di commenti. L’atteggiamento da tenere dovrebbe essere di quello che chiede, ascolta, ed eventualmente da spiegazioni sul perché certe cose non possano essere modificate; solo con  un tale atteggiamento di condivisione e cooperazione, un’azienda può trarre beneficio anche da un tasting panel.

16 comments to Tasting panel: why not?!

  • […] This post was mentioned on Twitter by PamelaGuerra. PamelaGuerra said: @belecasel capita a fagiuolo http://bit.ly/eY2xb […]

  • Terrò ben presente tutto quanto, grazie per i suggerimenti che sono bene accetti !

    Ciao
    Paolo

  • Sante parole!!!
    Coinvolgere persone, spesso amici, per ignorarle sarebbe al quanto deleterio (e inutile).
    Per il burro non solo verranno presi in considerazione tutti i suggerimenti e le eventuali critiche, ma, in alcuni casi, diverranno parte integrante dell’etichetta!!Dal Blog al banco frigo…e senza passare dal via!

  • Grazie a voi.
    Mi è venuto in mente che per il vino, gli olii, i formaggi (non ne son sicurissima), esistono delle schede di valutazione; schede di cui igoro l’esistenza per altri prodotti ( tipo il burro).
    Sarebbe utile, secondo me, allegare ai prodotti in degu, oltre alle caratteristiche, anche una scheda di degustazione, o almeno una traccia da seguire per oggettivare e uniformare i feed. La parte descrittiva, in piena libertà, rimarrebbe valida, così tale; la scheda potrebbe risultare strumento più utile all’azienda.

  • La scheda per il burro, creata exnovo visto che le poche cose a nostra conoscenza ci parevano troppo superficiali è visionabile qui http://www.fattoriefiandino.it/dati/ContentManager/images/tasting.pdf

  • Grazie Lelio! esattamente quello che intendevo io; avete fatto un ottimo lavoro e questa scheda diventerà un bello strumento di raccolta dati e analisi.

  • Che bella la rete! :))

  • Bellissima Sandra, concordo!

  • Sapete cosa stò facendo ?

    Butto giù una simil scheda basata sulle mie esperienze maturate durante l’evoluzione dei vini gemelli…

    Grazie ancora !

    Paolo

  • Sono d’accordo su tutto quello che dici Pamela. In piu’ aggiungerei una cosa: l’elemento del rischio. Dare da assaggiare o da provare i propri prodotti vuol dire prendere coscienza in modo profondo che questi, una volta lasciata l’azienda, non ti appartengono piu’, ma diventano di totale disponibilita’ di chi li riceve, il quale ne parlera’, ne’ scrivera’, a suo piacimento, nel bene o nel male.
    C’e’ una profonda democraticita’ nel preparare un tasting panel, perche’ ci si sottopone al giudizio delle persone, le quali ti diranno veramente quello che pensano, senza timidezze o riguardi. Questo l’ho provato personalmente. Bisogna avere il coraggio e l’incoscienza di sottomettersi a tutti i giudizi, sopratutto a quelli negativi, che non vanno mai messi in discussione o confutati, a meno che non vi siano elementi veramenti diffamanti e offensivi (ma questo a me non e’ mai successo, con oltre 500 commenti ricevuti).
    In ultima analisi secondo me e’ la forma di pubblicita; piu’ onesta e trasparente possibile perche’ se e’ vero che io ti do un prodotto e ti chiedo, se vuoi, di parlarne, io non posso controllare quale sara’ il segno della discussione, positivo o negativo, e quindi mi rimetto al giudizio complessivo del panel. Stara poi a me decidere cosa faro’ dei commenti. La mia esperienza personale e’ che quelli negativi sono piu’ importanti di quelli positivi e che sono da prendere seriamente in considerazione, e che potrebbero effettivamente aiutarti a fare meglio in futuro, quindi sono preziosissimi.
    Una dritta, imparata dal vecchio Tombolini e da altri guru della rete, se proprio devono parlare male di te, che almeno lo facciano in casa tua, dove puoi saperlo prima e agire di conseguenza. Quindi, voi che vi accingete a fare un tasting panel, non dimenticate di aprire una sezione dei commenti generati sul vostro sito/blog, altrimenti meta’ del valore e’ perso.

  • Grazie Gianpaolo; in quanto ‘pioniere’ in Italia, i tuoi sono consigli molto preziosi.
    Il fatto di avere uno spazio dedicato, dove far confluire il tutto, indubbiamente snellisce il lavoro e aiuta ad avere un quadro d’insieme ottimale.
    Credo che ogni azienda debba avere uno spazio ‘open’sul web, dove confrontarsi con il resto del mondo, meglio se coincide con proprio indirizzo web.

    @Paolo, preso nota?! 🙂

  • @ Pam,

    Ho preso altro che nota, un consiglio da Gianpaolo non è certo da prendere alla leggera 🙂

    Da questo tuo post sto traendo molti spunti, grazie

    Paolo

  • bene, e quand’e’ che cominciate a pagare le royalties, almeno in natura? 🙂

  • Anche per la grappa ti arriverà una scheda di degustazione, ma io sono per la libertà di giudizio, quindi chi la vuol seguire la segua, chi invece vuole andare a ruota libera liberissimo di farlo. Grazie per la citazione e per l’iscrizione 😉

  • Grazie a voi Davide, per il tasting.
    Al di là della libertà di giuduzio, sovrana, ritengo che le schede siano utili all’azienda per avere dei parametri di valutazione univoci, o quasi.

  • Nel caso del Burro delle Fattorie Fiandino la libertà sarà estrema, in quanto non vi è un solo prodotto, ma tre, leggermente diversi, da comparare. Qualitativamente sappiamo già qual’è il migliore (se così non fosse vuol dire che stiamo sbagliando tutto!), ma saremo molto curiosi ed attenti nello scoprire caratteristiche nuove (anche negative). Nulla si potrà dire sul packaging…che non cè ancora e trarrà spunto anche dal Tasting…

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