Archives

La comunicazione fai da te

Riflettevo su un post di Fabio Ingrosso dal simpaticissimo titolo  evita la comunicazione ‘ndo cojo cojo, in cui Fabio affronta il tema della traslazione delle metodologie della ‘comunicazione tradizionale’ sul web.

Errore grossolano ( l’esempio dei comunicati stampa random e inutili) perché il web implica un differente approccio: strategico, comunicativo e anche creativo. Questo articolo, mi ha fatto continuare a pensare sul come si siano evolute ( o involute) alcune attività e la comunicazione grazie all’avvento delle nuove tecnologie.

Con loro è cambiato il modo di comunicare, di chiunque: dell’azienda, del singolo, nei rapporti di lavoro e anche in quelli personali; l’approccio è più immediato, più facile, più veloce; basta un minimo di impegno e ci si riesce a mettere in comunicazione con chiunque: intermediari, giornalisti, potenziali clienti. Tutto questo agevola e velocizza tante delle attività fondamentali per comunicare che un’azienda, un certo prodotto, un certo servizio, esistono.  Così in moltissimi aprono account sui vari social network, aprono blog, rinfrescano siti web, intessono relazioni e inviano messaggi e comunicazioni. Il tutto è molto bello; se prima, per comunicare un’iniziativa, il lancio di un nuovo prodotto, ci si rivolgeva ad un’agenzia (solo lei era tenutaria di un ricchissimo database…), ora viene in soccorso ‘segnala un evento in FaceBook’, un twitter, la pubblicazione diretta su portali specializzati. Prima il materiale fotografico era relegato in splendide e costosissime brochure; ora abbiamo Flickr, Picasa, YouTube, e via tutti a fare foto, caricare video.  Ma tutte queste attività sono utili? Utili allo stesso modo per chiunque?

Insomma, sembra che chiunque possa fare qualunque cosa; e a che mi serve allora l’ufficio stampa? L’addetto alle rp? A che mi serve il consulente marketing, o il consulente alla comunicazione?  O chi mi fa il sito ( da strabuzzo d’occhi per molti produttori  il post di Max Cochetti sui costi per il sito di una cantina) ? Legittime domande che un produttore potrebbe porsi.

Soprassiedo sulla ‘gestione del tempo’, già di per sé una discriminante da non sottovalutare: tempo dedicato alla scrittura di un comunicato, alla gestione un blog, all’ aggiornamento di un sito,  è tempo sottratto ai lavori di vigna e cantina, lavoro fondamentale, alla base di tutto.

Con questo non sto assolutamente dicendo che il produttore debba stare solo su un trattore o in cantina; il rapporto diretto tra chi produce e chi consuma deve rimanere alla base; ma deve essere organizzato, ottimizzato, finalizzato. Obiettivo di chi fa comunicazione è trasmettere un messaggio e valorizzare.

Molte sono attività ‘operative’, fattibili ( in misura diversa, da chiunque) ma alla base, cosa c’è? C’è una strategia? C’è un piano d’azione? E questo, se c’è, chi lo ha elaborato? In base a cosa? Secondo quali parametri e valutazioni oggettive?  Ma chi l’ha detto che l’apertura di un blog vada bene per tutti? Chi l’ha detto che essere sulle guide è necessario, per voi? Chi l’ha detto che è meglio una certa etichetta o un’altra?  Chi ve lo dice che il vostro listino, la vostra rete commerciale, il vostro modo di presentarvi, siano il migliore?

Si commette spesso l’errore di credere che i consulenti, servano solo per grandi realtà, quelle che fatturano tanto, vendono milioni di bottiglie, quelle che hanno una struttura complessa e di conseguenza devono avere dei responsabili per ogni area.

La strategia, invece, è alla base di qualunque realtà, anche la più piccola; a maggior ragione, le realtà medio-piccole, devono avere ben chiara quale strada perseguire per non spendere ma investire.

Dotarsi di un buon consulente, che sappia indicare la strada da percorrere, che sappia anche indicarne un’altra,  in caso di necessità  o in caso di cambiate condizioni, è un ottimo investimento; come implementare la strategia, poi, sarà questione valutabile.

Elaborare una strategia, in termini di comunicazione e promozione, è tanto fondamentale  quanto decidere il piano di produzione, perché non c’è nulla di peggio di una grande spinta nella direzione sbagliata…diceva il saggio.

15 comments to La comunicazione fai da te

  • La cosa che noto e che ho scritto nel mio ultimo post (appunto sulla strategia) è che la facilità di utilizzo dei social media si sta riversando anche sui produttori di vino. Mi spiego. Gli strumenti per aprire un blog e iniziare a comunciare col mondo sono davvero facili: chiuqnue può farlo. Tanto che, molti produttori aprono pagine Facebook, ad esempio, o profili perosnali ma aziendali: tanto è semplicissimo! Salvo poi scoprire che nella maggioranza dei casi manca una strategia: che cosa voglio fare? che cosa voglio ottenere? in quali tempi? come misuro i risultati?

  • Fabio, abbiamo postato quasi in contemporanea articoli riguardanti la strategia…sarà forse perché la strategia è davvero alla base di tutto.
    Io temo che, con questa facilità di fruizione di alcuni strumenti, si rischi di sottovalutare la complessità di certe attività. Non è difficile aprire un account su FB; è difficile, o quanto meno, non è immediato, capire a priori, la validità di una certa azione, capirne le conseguneze e i ritorni.
    Ma il “così fan tutti…” sembra oramai il presupposto di tante cose…

  • Molti produttori noto che intervengono, metton su tutto e poi bon…sarà che finchè non gli si spiega che non funziona così la loro convinzione resti?

  • Tom, a parere tuo, cosa potrebbe non essere chiaro?
    Si parla a dx e a manca di cosa fare e di cosa non-fare col web; possibilità di informarsi, apprendere, cconfrontarsi, ce ne sono tante.
    Perchè in tanti fanno un passo, ma non sanno verso dove?

  • Vedi Pam,
    il mondo dei produttori, da come lo conosco io, anche se abbastanza variegato si può ricondurre a due filoni: coloro che storicaente lo hanno sempre fatto e lo fanno ancora, senza soluzione di continuità e quellic he invece o sono “nuovi entranti” o comunque hanno “ripreso” l’azienda, come me.

    Mentre per i secondi probabilmente c’è un’osservazione del mondo del vino dall’esterno, in un certo qual modo, gli altri hanno sempre la stessa prospettiva, con un orizzonte che cambia.

    Non lo so perchè non ho valori empirici alla mano, ma mi sembra di vedere che il web lo usano prevalentemente e secondo i canoni che si leggono qua e la quelli che nel vino ci sono entrati dopo, mentre gli altri, che hanno la storia, sono più avvezzi ad usare strumeni che già conoscono.

    L’ho visto in particolare quest’anno andando alle varie mostre di vino e parlando coi produttori e vedo anche il comportamento che hanno anche produttori già smaliziati, ma già presenti nel mondo del vino. Credo che, tolti gli industiali e pochi con vista al passo coi tempi, gli altri li si debba andare a conoscere e raccontargli chiaramente come funziona, sapendo che tra loro c’è una parte che non si muove se non c’è un ritorno tagnibile.

    Ecco tutto qua, my two cents

    Ciao
    Tom

  • Giuliano

    Credo abbiate colto nel segno parlando di obbiettivi e di competenze, di visione strategica dell’insieme.

    Molti, troppi, pensano di sapere come si costruisce una zattera credendo sia sufficente ad attraversare il fiume e si ritrovano in pieno oceano.

    Queste osservazioni valgono, a maggior ragione, là dove il valore aggiunto del professionista è poco tangibile e/o misurabile nell’immediato.

    Non aiuta certo a dissipare la matassa le mille sfaccettature che la parola comunicazione porta con sè: ma come pago (?) un professionista per fare comunicazione e mi sento dire che sono io a doverla fare?

    Un amico produttore mi raccontava stamani della meraviglia provata nell’incontrare ad un evento, di piccola importanza, un collega di grande prestigio internazionale e consumato “comunicatore”:”…siamo davvero in crisi se *** è costretto, per vendere il suo vino, a tanto! ”
    A tanto, capite?
    La presunzione che sia il cliente ad andare verso il prodotto/produttore, e non il contrario, è ancora così viva e noi ci meravigliamo della non comprensione del termine comunicare!

    Ci sono aziende di importanza mondiale che hanno pagine su FB relative ad un loro prodotto,con centinaia di migliaia di fans che giornalmente discutono e loro, quando e se si accorgono di questo, pensano a come sedare le voci fuori dal coro, invece che sfruttarne l’enorme potenzialità.

    Questo è il pensiero comune e certo non hanno aiutato, e non aiutano, avventurosi filibustieri ad ogni anello di questa lunga catena della comunicazione: a quanta gente avete sentito dire. ” preferisco sbagliare da solo” ?

    Personalmente preferisco condividere successi.

    Ciao
    Giuliano

  • Giuliano, si vede che lavori “davvero” in Piemonte 🙂
    Temo che finchè i produttori non si mangino abbastanza risparmi per capire che qualcosa ha da cambià staremo tutti a guardare.
    E non è vero che è meglio essere in pochi a parlare, perchè più siamo e più attenzione ci sarà verso questo modo di esserci.

    Per non parlare del fatto che così andare all’estero potrebbe significare digitare un .com anzichè un .it (estremizzo, mi piace:_))

    Ciao
    Tom

  • Giuliano

    Tomaso, io vorrei che parlassero tutti, ma per quello che sono!

    Conosco produttori che non sanno, se non per sentito dire, cosa sia il web ma vanno da ogni loro cliente almeno una volta durante l’anno, con una bottiglia in mano non per piaceria ma perche davvero interessati al loro giudizio.
    E finisco tutta la loro produzione.

    Non è forse comunicazione questa?

    Poi, certo, dipende dai mercati a cui ti rivolgi ma così torniamo al tema iniziale della strategia…

  • Cosimo

    A me piace molto la comunicazione fai da te, ma proprio tanto ! Ovviamente se per comunicazione fai da te intendiamo quanto magistralmente sottolineato da Giuliano nel commento #8…

    Quel produttore che sa comunicare il proprio prodotto col proprio prodotto è quanto di più schietto ci possa essere.

    Se poi invece di far vino ed offrirne una bottiglia si mette a passare le giornate sui vari Social Media…lasciatemi titubare, vi prego !

  • Cosimo,
    perchè non si possono fare entrambe le cose?

    Vinix Live! per me è un esempio, quello è il mio spirito. Io mi comporto così, vado in giro, mi faccio conoscere e sto anche sui sn per aumentare la mia visibilità. Non vinco premi, ma chiedo recensioni: positive o negative non importa, l’importante è farsi conoscere. A proposito, come erano le due bocce che ti ho consegnato 🙂 ?

  • Cosimo

    Tom, le bocce sono ancora integre…ma appena messe in tavola sarai il primo a sapere quanto avranno sollazzato le nostre papille !

    Ecco, vedi…l’assist è perfetto !
    Si, eccome se si possono fare entrambe le cose. Ma al di là della curiosità di conoscerti che mi ha spinto a passare una notte a Cascina Tollu, ti assicuro che mai e poi mai alcun tuo scritto mi avrebbe dato quello che mi ha dato passare 10 minuti in tua compagnia, e trovare poi le due bocce pronte per noi l’indomani mattina.

    Ovviamente non per il valore estrinseco delle bottiglie, ma per il gesto, che come ha SPLENDIDAMENTE sottolineato Giuliano, è assolutamente incomparabile a qualsivoglia altro orpello di comunicazione.

    Un abbraccio
    Cosimo

  • Giuliano

    Tomaso,abbiamo fatto molte chiacchierate quando,non molto tempo fa, hai deciso di dare maggiore visibilità al tuo lavoro e hai frutti di questo.
    Hai, con pazienza, raccolto informazioni, imparato i rudimenti dell’utilizzo di alcuni mezzi, incominciato a tessere relazioni non legate strettamente alla vendita immediata; hai cercato di capire di cosa si stava parlando insomma.
    Poi hai tratto le tue conclusioni, decidendo quali compiti potevi gestire in prima persona e quali demandare a chi, con l’esperienza che stavi acquisendo, valutavi calzante in quel ruolo .
    Tutto questo lo hai dichiarato da subito e questa tua trasparenza ti ha permesso di aprire con maggiore facilità alcune porte.
    Ma , sopra ogni cosa, sei stato te stesso!
    Il punto e proprio questo: quel vignaiolo che con umiltà saluta ogni anno i suoi clienti non compie uno sforzo, non vive quel tempo come tempo perso.Si mostra per quello che è.
    Ma questa capacita non è di tutti : se così fosse Pamela, Cosimo e tanti altri che quotidianamente lavorano per fare emgergere le qualità dei loro clienti avrebbero vita facile.

  • Ciao a tutti
    Confesso che ho volutamente latitato dal commentare; inizialmente perché volevo mettermi dalla parte del lettore, assorbendo ciascuno dei vostri come un input, un suggerimento, una critica (costruttiva); successivamente perché mi sono ritrovata nell’incapacità di dire la mia.

    Premetto che nelle ultime settimane sono diventata molto ‘sensibile’ a temi quali ‘comunicazione nuova vs vecchia’, ‘giornalisti vs blogger’, ‘comunicazione fai da te’, ‘cos’è la comunicazione’, etc; aggiungo anche che a causa di questa ‘spiccata sensibilità’, mi sono presa un paio di mortificazioni niente male, che mi hanno costretta a riprendere la visione del tutto ad una certa distanza, per non focalizzarmi sul particolare ma sull’insieme.

    Detto ciò questo, credo che sia necessario fare una specifica; una cosa è la strategia, ovvero l’elaborazione di obiettivi ( e quindi degli strumenti, delle attività, dei tempi, per il raggiungimento) e un’altra cosa è l’operatività, ovvero il come ( quando, chi).

    Esempio banalissimo; vogliamo costruirci la casa dei nostri sogni. Ci affidiamo ad un architetto perché ci faccia il progetto, con tutte le specifiche (strategia); poi affidiamo l’esecuzione lavori ad un’impresa edile (operatività), e ammireremo, negli anni, un lavoro ben fatto. Se abbiamo voglia, però, possiamo anche tirar su un muro noi stessi e ammirare, negli anni, che non è perfettamente a piombo, ma lo abbiamo fatto noi. Ma credo che nessuno di noi avrebbe mai l’ardire di elaborare un progetto, con tutte le specifiche tecniche, di una casa dove dovremo vivere coi nostri figli, col rischio che la soletta venga giù, perché non abbiamo le competenze per fare i calcoli. Certe professionalità e certe competenze, vengono raramente messe in discussione; altre troppo spesso.

    Le attività di social networking e il VinixLive! di Tomaso, la visita di persona dell’altro produttore, rappresentano l’operatività; ma, più o meno esplicitata e formalizzata, ognuno di loro ha in testa degli obiettivi, una strategia. Fare social networking, giusto perché così fan tutti, non produce necessariamente risultati positivi; aprire un blog aziendale e trascurarlo, fa più danno che non averlo. Non tutti i produttori sono in grado ( per inclinazione, per carattere,etc) di gestire il rapporto diretto col proprio cliente. Ci sono produttori talmente piacioni, talmente ruffiani, naturalmente seducenti, che con la loro sola presenza riescono a far traslare la stessa sensazione positiva sui loro vini; analogamente, produttori burberi, poco avvezzi alla socializzazione, corrono il rischio che anche i loro prodotti, nonostante l’eccellenza, non risultino all’altezza ma ‘antipatici’. Questi sono esempi banali, che rasentano quasi il ridicolo, ma che rendono l’idea.

    La strategia di comunicazione parte da un solido piano di marketing, viene elaborata in funzione della vendita, dei mercati di interesse, e richiede oggettività, conoscenze approfondite, valutazioni derivanti dall’analisi.
    Sono queste le valutazioni da fare, a monte; e per questo, esistono professionisti che, oggettivamente, sanno elaborare ciò che è più opportuno ed efficace.

  • Pam, mi spiace per le mortificazioni, credo sia normale per tutti avere a che far con persone che non capiscono e magari colpiscono.
    E’ tutto vero quello che scrivi, credo che il concetto di Marketing però non sia chiarissimoa tutto, dove solo uno dei capisaldi dello stesso è la comunicazione. Ritornando all’esempio della casa, se la produzione è l’infrastruttura il marketing è quello che studia come farla funzionare e come la stessa sia agevolmente fruibile dagli ospiti della casa. Ma ci sono case da poco e rozze, case semplici e case di lusso superconfortevoli che sembra, pur essendo complesse, che tutto sia al posto giusto e facile da usare. Sono le ultime che hanno ben lavorato, e per tornare ad un’azienda solo chi aspira all’omogeneità tra prodotto, percezione e messaggio potrà capire quello che dici. Gli altri penseranno che il preventivo dell’elettricista è troppo caro e che si troveranno qualcuno che certifica e selo fanno loro.
    Poi ci sono quelli come me che non selo possono permettere e ci provano, chiedendo consigli anche a te 🙂 ma questa è un’altra storia, che penso e spero si trasformi in una principessa….ci sto lavorando (è tosta).
    Buon lavoro a tutti
    Tom

  • Grazie Tom per aver dettagliato meglio l’esempio della casa; credo che così sia chiaro anche ad un bambino di cinque anni, come diceva qualcuno…

    Tu continua così, che stai andando bene e se la ranocchia diventa principessa ne saremo contenti in tanti, io per prima.

You must be logged in to post a comment.