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Convegno SF sulla comunicazione on line

Ieri, nel cortile di Slow food Editore , a Bra si è svolta una tavola rotonda sul tema “La comunicazione del vino on line”; il momento d’incontro è stato organizzato in occasione dell’inaugurazione di Cheese e della presentazione del nuovo portale di SlowFood dedicato al vino, Slowine.it.

Diversamente da quanto annunciato, presenti al dibattito solo Sergio Miravalle, giornalista de La Stampa (in qualità di moderatore), Carlo Macchi (ideatore e direttore di Wine Surf), Maurizio Gily (direttore di Millevigne), Franco Ziliani (giornalista e responsabile del blog VinoAlvino), Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni ( responsabili SlowWine).

Rileggendo i miei appunti faccio un pò di cronaca.

Dopo una breve introduzione di Miravalle sui problemi del web ( la molta confusione e la qualità dei contenuti), Gariglio e Giavedoni hanno illustrato il perché SF ha voluto aprire un portale interamente dedicato al vino e gli obiettivi correlati; un sito che, viene precisato sul finire del dibattito, è ancora “in costruzione” essendo attivata solo la parte relativa alle degustazioni (a carico della redazione). Un portale, il cui obiettivo primario, sarà quello di recensione (senza votazioni) e divulgazione; ma il giudizio non avrà ruolo centrale perché a corollario ci saranno molte informazioni relative al prodotto, al territorio, consigli sul dove alloggiare/mangiare/acquistare.

Detta così, il portale sembrerebbe una ‘replica della guida cartacea’, ma per evitare questo, le redazioni dovranno lavorare perché web e carta non vengano penalizzate l’uno a discapito dell’altra.

Mentre a Bra, si parlava di questo nuovo portale, come luogo di divulgazione e di dialogo (sul sito, però, non non sono previsti né blog né forum), dove le recensioni (fatte esclusivamente da una commissione di assaggiatori senza possibilità di replica diretta da parte del lettore) avranno ruolo marginale, sul web già iniziavano fitte le prime chiacchierate e le prime critiche al neonato portale.

Molto interessanti gli interventi di tutti i relatori .

Mentre Franzo Ziliani sottolineava che il valore aggiunto dei blog risiede nella loro gratuità, dall’altra parte Macchi sottolineava ( con la sua suddivisione dei wine-writer in degustisti e giornalisti) l’esatto contrario, sostenuto da un Gily che riconfermava la volontà di rendere accessibile in toto il sito di MilleVigne, solo agli abbonati.

E per il futuro tutti si augurano più etica, più umanità, più credibilità, più notizie nuove e vere, meno corruttibilità e meno recensioni.

Veniamo alle mie impressioni.

Quello di cui si è parlato  non è ‘la comunicazione on line’; solo parlare di ‘comunicazione’, vista la vastità dell’argomento, richiederebbe giornate intere; unita a ‘on line’,  dovremmo prevedere intere settimane di dibattito.

Ma soprattutto non puoi parlare di comunicazione on line se non parli di blog, forum, SN, Twitter, FB e tutto il resto della compagnia. La comunicazione on line non è solo reperibilità di contenuti (validi) e certezze di fonti, ma dialogo, conversazioni, continui feedback, incontri e scontri. E’ avere il coraggio di stare in uno spazio pubblico, accessibile da chiunque, e mettersi in gioco; e per far questo non puoi affacciarti al mondo attraverso una finestra ma aprire la porta per uscire ma anche per far entrare.

Argomento del dibattito (secondo me) non dichiarato ma impossibile da non affrontare visti i presenti, è la revisione del ruolo del giornalista e della stampa, alla luce delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie; e di conseguenza la ridefinizione di alcune professionalità e la conferma di altre. Argomento legittimo e attualissimo che deve essere affrontato quanto prima e in modo serio. Siamo in una evidente fase di cambiamento; o forse il cambiamento c’è già stato e dobbiamo solo dargli un nome.

Se però il mercante di vini di Alessandria, che non ha mai firmato un articolo su un nazionale o una rivista di settore, inizia a descrivere su un blog le sue impressioni sui vini degustati in anni di lavoro, cosa facciamo? Lo ignoriamo o continuiamo a leggerlo e magari proviamo, sulla nostra pelle, facendo esperienza, qualcosa di nuovo? Così inizia un rapporto di fiducia , di reciproco scambio; se dice baggianate sospendiamo le letture e le prove e ne sconsigliamo la lettura (potenza del passaparola…)

Secondo Macchi, il degustista ( ovvero colui che scrive sul web ma non è un giornalista ) vive nel limbo perché non ha coscienza di sé. Io l’ho intesa come ‘non è figurata riconosciuta’, e allora sono pienamente d’accordo.

E’ vero che nel web chiunque può scrivere qualunque cosa di chiunque, ma è anche vero che la credibilità ce la si costruisce giorno dopo giorno; scrivere su carta o in digitale non dovrebbe fare la differenza. Per la notizia, è la fonte da cui proviene che conta, non lo strumento attraverso cui viene divulgata. Sarà poi la capacità critica del singolo a discriminare fonti valide da quelle non.

Non posso però non concordare sul fatto che troppo spesso ( tipica mentalità italiana), la gratuità fa perdere di valore a tante cose.

Come si risolve la questione?

3 comments to A Bra per parlare di 'comunicazione del vino on line'

  • […] This post was mentioned on Twitter by Dissapore. Dissapore said: RT @filipporonco Breve rerport da Bra di @pamelaguerra http://tinyurl.com/n9vwnp [ale] […]

  • Non si risolve con strumenti e mentalità convenzionali.
    La novità sta tutta nel fatto che non esiste più la casta dei comunicatori, inaccessibile se non muniti del salvacondotto dell’ordine corporativo.
    I consumatori improvvisamente hanno opinioni che pubblicano senza mediazioni, grazie alla facile accessibilità della tecnologia. I produttori e gli operatori della filiera attingono a nuovi punti di vista non mediati. Gli intermediari convenzionali subiscono un’inaspettata concorrenza, sul proprio terreno. Tutte le opinioni sono sottoposte alla verifica, feed-back, approvazione o disapprovazione degli abitanti della piazza.
    Non c’è dubbio che chiunque scriva o pubblichi contenuti multimediali in rete debba darsi regole deontologiche, proprio quelle che molti editori e giornalisti, ahimé, non seguono più da tempo.
    E’ la concorrenza che richiede questa attenzione. E’ la pressione della “casta ferita”, che lo richiede. E’ la possibilità di guadagnarsi l’autorevolezza agli occhi del pubblico che lo pretende.
    Aggiungi che gestire la convergenza di tante tecnologie, per arricchire la comunicazione del vino, non è cosa da tutti: in passato non era richiesto al giornalista essere così competente del medium, del quale si occupavano terze persone. Oggi, chi scrive o fotografa o filma è editore di se stesso, deve gestire il mezzo tecnico, deve investire continuamente sulla propria competenza.
    Ecco perchè abbiamo questa straniante sensazione: si continuano a organizzare tavole rotonde e convegni con persone non competenti sui nuovi media, o appena in grado di trasferire le vecchie conoscenze sul nuovo mezzo. Si lanciano “nuove” iniziative online che non vanno oltre la cura della grafica. L’importante è esserci, farsi credere moderni, ancora vivi e, speriamo, sopravvissuti.

    Grazie Pamela per questa cronaca che illumina la solita, cara, vecchia comunicazione del vino.

  • Concordo pienamente con quello che dici; c’è una profonda spaccatura tra chi ‘ha mentalità 2.0’ (consentimi questo termine onnicomprensivo) e chi vede questa dimensione come qualcosa di diverso, di lontano, forse anche come una bolla per pochi.
    C’è chi ci prova a stare al passo coi tempi, ma son passettini piccoli e lenti, perché ci sono meccanismi, mentalità, interessi, che frenano.
    Errore grossolano è pensare che basti essere presente sul web con un sito e qualche account per viverlo e sfruttarne le possibilità; questione di cultura, mentalità mancanti e anche di opportunità perse.
    La spaccatura è sempre più evidente anche se c’è ancora chi si volta dall’altra parte per non vederla; qualcuno ci cascherà dentro, qualcuno la saprà superare, è solo questione di tempo, perché la ‘bolla’ diventa ogni giorno più grande, più consistente, e le persone che la compongono iniziano ad avere a disposizione gli strumenti necessari per sviluppare una criticità sufficiente alla valutazione autonoma.

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