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Il grande Boniperti

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Di seguito l‘editoriale di Gaetano Manti , nel numero di Giugno de Il Mio vino.

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Il mondo del vino italiano ha una caratteristica assolutamente unica che lo distingue da tutti gli altri paesi del mondo.
Non parlo della unicità dei tanti territori capaci di esprimere una grande quantità di vini straordinari. Non parlo degli oltre centosettantamila produttori di vini DOC o DOCG.
Parlo invece della nutrita schiera di giornalisti o scrivani di varia natura che si ritengono in grado non solo di esprimere giudizi su questo o quel vino ma anche e soprattutto di elargire consigli e opinioni su come le aziende dovrebbero affrontare i mercati mondiali o su come importanti consorzi italiani e stranieri dovrebbero impostare le politiche dei loro disciplinari.
Insomma è come se i giornalisti che scrivono per le riviste di automobili non si limitassero a giudicare le autovetture in rapporto alle loro prestazioni e al loro prezzo ma dedicassero buona parte del loro tempo nel suggerire a Marchionne i modi migliori per affrontare le sfide della globalizzazione.
Da qualche anno a questa parte il mondo della comunicazione è cambiato e Internet ha offerto a tutti un’opportunità unica di diffondere il proprio verbo. Dar vita a un blog e scriverci dentro è oggi impresa alla portata di tutti. La facilità con la quale ci si può rivolgere ad una platea teoricamente infinita ha fatto sì che proliferassero blog sul vino in ogni parte del mondo.
Anche in Italia, usando lo strumento dei blog, enogiornalisti o presunti enologi dispensano il loro sapere e indicano con estrema decisione a consorzi e produttori la retta via verso il successo in tutti i mercati del mondo.
Magari meravigliandosi se produttori e consorzi non li prendono nemmeno in considerazione.
Gente che non ha mai prodotto, venduto e forse nemmeno mai pagato una bottiglia di vino pensa di poter dare consigli e indicazioni perentorie a persone che hanno passato una vita a fare e vendere grandi vini con molto successo in tutti i mercati del mondo.
Io penso che ognuno sia libero di degustare un vino e far sapere alla gente se quel vino secondo lui merita di essere comprato oppure no.
A patto che lo faccia in modo onesto ed eticamente ineccepibile.
È quello che noi cerchiamo di fare tutti i giorni con il lavoro della nostra squadra.
Lo facciamo seguendo da sempre il codice etico che il famoso critico americano Robert Parker ha stabilito per sé e per i suoi collaboratori:
“è imperativo per un critico del vino pagare sempre per le proprie spese di viaggio e di soggiorno. Mai si possono accettare offerte di ospitalità sotto forma di biglietti aerei, stanze di albergo, e ristoranti gratis.”
Viene da chiedersi chi paga le spese di viaggio e soggiorno per tutti i bloggers che girano l’Italia partecipando a degustazioni in ogni angolo della penisola e delle isole.
Quando i nostri collaboratori girano l’Italia alla caccia di grandi vini sconosciuti lo fanno sempre a spese nostre e quando si fermano in un ristorante pagano sempre il conto come un qualsiasi cliente.
Ma questo non basta. Guai al mondo se il parere dei nostri degustatori autorizzasse qualcuno di noi a uscire dalle righe dando consigli su come produrre il vino, come commercializzarlo o addirittura su come regolamentare la produzione di certi vini DOC.
Meriteremmo anche noi, come se lo meritano certi blogger, il commento che il grande Boniperti fece subito dopo essere diventato dirigente:
“qui tutti parlano ma nessuno di loro ha mai tirato un calcio d’angolo”.

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Con la lettura di questo editoriale, Fiorenzo Sartore ha aperto il suo intervento alla Vinix Unplugged di Genova.

Come diceva qualcuno….’ogni commento appare superfluo…’.

Ma un paio di pensieri li voglio condividere.

La rete è piena di blogger ( food-blogger, wineblogger, fashionblogger, etc…), ma il vero valore di un blogger e dei suoi contenuti, sta nella sua autorevolezza (ben diversa, e ci tengo a ripeterlo, dalla sua autorità), nella sua competenza, nella sua capacità di acquisire la fiducia di chi lo legge e lo commenta.

Non mi sembra diverso il mondo del vino dal mondo del calcio, come da tanti altri settori, dove tutti sono ‘capaci di dire’, di consigliare, di suggerire; è un atteggiamento molto italiano. Se il primo pinco-pallo che parla di vino suggerisce strategie alle aziende, va da sé che l’azienda, dopo aver ascoltato, decida di proseguire per la sua strada; ma se il suggerimento arriva da chi, con senno, preparazione, insomma nozione di causa, un grave errore sarebbe non ascoltare e non fare almeno una valutazione di validità.

Rimanendo sui blog, credo che il presupposto da cui si parta in lettura, sia che il punto di vista personale di chi scrive; questp pensiero dovrà essere poi convalidato da argomentazioni oggettive o meno, a seconda del contesto. La sciura Maria è autorizzata a dire: non è buono, perché non mi piace; la persona competente e autorevole, dovrà esprimere un giudizio in base a parametri oggettivo aggiungendo, eventualmente, un IMHO…

Io, per esempio, non produco vino, non lo vendo, e non ne scrivo (in termini di recensioni); va da se che se, il mio giudizio, per qualcuno, ha un valore e un peso, quello non dipende dal fatto che io abbia un blog, ma dal fatto che io, per quel qualcuno, ho un valore e una autorevolezza riconosciuta, date dalla mia preparazione, dalla mia competenza, dalla mia professionalità e dalla mia passione.

Parlando poi di rimborsi spese, non so gli altri, ma io generalmente mi auto finanzio, sarà perché, ancora, non non rientro nelle ‘alte sfere’ e quindi la mia presenza non costituisce valore aggiunto monetizzabile…

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