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Il mio NebbioloGrapes

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Inizia il Vinitaly e io vi parlo del recente Nebbiolo Grapes, così chi non è a Verona legge qualcosa di diverso…

Lo scorso we si è tenuta a Sondrio la terza edizione del convegno internazionale Nebbiolo grapes, organizzato dal Consorzio vini Valtellina.

Chi ha partecipato alle precedenti edizioni, afferma che è stata un po’ sottotono e che non c’era nulla di nuovo da dire e da comunicare rispetto alle precedenti edizioni; per me era la prima volta e, tra l’altro, son potuta rimanere solo il venerdì, per la parte congressuale, quindi non ho termini di paragone.

Cornice e coreografia ineccepibili: spettacolare e davvero ben fatta la sala di degustazione del Centro Le Volte, dove si è svolta la degu per gli operatori e splendido Castel Masegra, dove c’era il banco d’assaggio per il pubblico.

Il convegno di divulgazione scientifica, che ha occupato l’intera mattinata, non mi (ci ) ha dato grandi news sul Nebbiolo; siamo più o meno dove eravamo tre anni fa, con le ricerche: origine non del tutto nota, ignoto uno dei genitori.. Fino ad un certo punto, ci sta anche, questa stasi, visto che le ricerche vengono finanziate a singhiozzo… Però una cosa è certa ed è stata ribadita a gran voce: il Nebbiolo è ‘no global’! Insomma, lui preferisce crescere in Valtellina e nel Piemonte: nelle altre zone non si trova bene e fa il capriccioso.

A parte la testimonianza di Chrystal Clifton ( Palmina Wines, USA) sulle difficoltà che lei e il marito hanno incontrato e incontrano nelle coltivazione del Nebbiolo in California, nessun altro accenno al vitigno e ai vini nel resto del mondo; mi sarei aspettata, per esempio, qualche indicazione del come il Nebbiolo, una volta traslocato, si ambienta, come cambia, ma soprattutto le differenze tra vini prodotti in diversi zone di produzione extra Italia. Col banco di assaggio, ho capito anch’io che c’è una grandissima differenza: insomma, il made in Italy si riconosce; qualche accenno in più, però, alle diverse caratteristiche organolettiche, li avrei graditi.

Il momento che attendevo maggiormente era però quello pomeridiano, con un forum dal titolo “Uno stile chiamato Nebbiolo. Nuove visioni per comunicare il futuro”.

Sono intervenuti sociologi, designer, professori universitari, e Giacomo Mojoli e Gianni Fabrizio (ex della redazione di SlowFood).

Dopo tre ore di forum, con tanto di digressioni sullo stato urbanistico della valle e sulla necessità di far vivere una great experience all’enoturista (questa l’han presa dai libri di mkt turistico…sì sì), sono emerse due importanti verità: che “il vino è una storia di vita” e che “la comunicazione inizia in cantina”

Che siano verità, è vero…che siano novità, mica tanto…Da quanto è che diciamo che il vino è un prodotto emozionale e come tale va comunicato? Che il valore aggiunto di un vino, lo fa la storia di chi lo produce? Che il consumatore lo acquisisco solo creando con lui una relazione?…da troppo tempo, sì….

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